24/06/2026
Il 15 giugno 2015, cinque mesi dopo la nascita di mio figlio, avevo paura.
Una paura che non si può spiegare davvero. Quella paura che ti toglie il sonno, che ti stringe lo stomaco e che ti fa chiedere continuamente: “Domani come farò?”
L’azienda per cui lavoravo stava fallendo. Da circa un anno non percepivo uno stipendio. Avevo un bambino piccolissimo da crescere e un conto corrente che stava per arrivare a zero.
Avevo 300 euro.
Gli ultimi.
E con quei 300 euro ho fatto una scelta che molti avrebbero definito f***e.
Ho comprato una fustellatrice, un po’ di feltro, qualche base per ghirlande, uno stampo per candele e della cera.
Quando tornai a casa mi erano rimasti 27 euro.
Ventisette.
Non avevo un piano perfetto. Non avevo investitori. Non avevo certezze.
Avevo solo una cosa: la voglia disperata di costruire un futuro diverso per mio figlio e per me.
Da bambina mia nonna Laura mi aveva lasciato un insegnamento che mi porto dentro ancora oggi:
“Il lavoro libera.”
È diventato il mio mantra.
Lei mi aveva insegnato a credere in me stessa, anche se aveva paura per me. Per la sua generazione il lavoro era quello della fabbrica, del posto sicuro, dello stipendio a fine mese.
Io invece desideravo qualcosa di diverso.
Desideravo vedere crescere mio figlio.
Desideravo costruirmi un mestiere, non cercarlo.
Così ho iniziato da quello che sapevo fare.
Creare.
Creavo candele per rilassarmi, per passione, per me stessa.
E ho deciso di provare a creare anche per gli altri.
Avevo pochissime persone accanto.
Mia nonna.
E una persona che allora era molto importante nella mia vita e che, da 500 chilometri di distanza, mi disse:
“Martina, provaci. Apri una pagina Facebook. Alla peggio avrai passato del tempo facendo ciò che ami.”
L’ho ascoltata.
E così è iniziato tutto.
Da sola.
Con mio figlio nel marsupio.
Con lui addormentato sul petto mentre cercavo fornitori.
Con lui addosso mentre caricavo scatole, studiavo materiali, immaginavo prodotti.
Ho pianto tante volte.
Per la paura.
Per la stanchezza.
Per il terrore di sbagliare e di perdere anche quegli ultimi soldi.
Ma ero felice.
Profondamente felice.
Perché stavo costruendo qualcosa che era mio.
Ricordo ancora il mio primo mercatino.
Un gazebo verde prestato e il tavolo creato dal retro di un armadio smontato, non avevo soldi anche per investire in questo.
La paura del giudizio.
La scelta di farlo proprio nel mio paese, dove tutti mi conoscevano e dove avevo paura che tutti avessero qualcosa da dire.
E probabilmente qualcuno l’ha detto davvero.
Ma quel giorno sono tornata a casa con il banco quasi vuoto.
E il cuore pieno.
Per la prima volta ho pensato:
“Forse ce la posso fare davvero.”
Da lì è iniziato un viaggio incredibile.
Sono partita dalle candele e dalle ghirlande.
Poi sono arrivati gli articoli per bambini.
Le coperte.
I doudou.
I libri gioco che realizzo ancora oggi.
Poi i gioielli creati con le fasce portabebè.
Le amicizie nate nei gruppi di mamme portatrici.
Il Club della Sciarpetta.
I mercatini.
Le collaborazioni.
Le risate.
Le clienti che sono diventate amiche e che, dopo undici anni, sono ancora qui.
Undici anni di emozioni.
Undici anni di crescita.
Undici anni di errori, cambiamenti, rinascite.
La mia vita nel frattempo è cambiata completamente.
Si è complicata.
Mi ha chiesto una forza che non sapevo di avere.
E se all’inizio avevo un supporto familiare, oggi porto avanti tutto questo quasi completamente da sola.
Forse è proprio per questo che oggi guardo il cammino fatto con ancora più orgoglio.
Perché ogni singolo passo è stato conquistato.
Ogni traguardo è stato costruito.
Ogni sogno è stato difeso.
A quella ragazza che undici anni fa stringeva tra le mani gli ultimi 300 euro e un mare di paura, oggi vorrei dire una sola cosa:
Avevi ragione a crederci.
E grazie.
Grazie a chi ha comprato una candela.
A chi ha scelto una ghirlanda.
A chi ha regalato un libro gioco.
A chi è passato a un mercatino.
A chi mi segue da anni.
A chi è arrivato ieri.
A chi ha creduto in me quando io stessa facevo fatica a farlo.
Perché questa non è solo la storia di un’attività artigianale.
È la storia di una mamma spaventata che ha deciso di non arrendersi.
Ed è la prova che a volte i sogni più grandi nascono proprio quando sembra che non ci sia più niente da cui ripartire.
Buon undicesimo compleanno alla mia attività. ❤️
E grazie a tutti voi per aver camminato con me in questo meraviglioso viaggio.
💜Nicole💜