02/06/2026
Tra i giochi tradizionali, non dimentichiamo il gioco della fossetta (spesso definito in dialetto locale a la fusetta o tropa) è un antichissimo gioco tradizionale abruzzese, diffuso nelle aree rurali e agro-pastorali, che risale per tradizione al mondo romano. È un gioco di abilità e precisione che ha segnato l'infanzia di molte generazioni passate.
Origini e Tradizione in Abruzzo. Il gioco è noto fin dall'epoca romana, citato anche da Ovidio nel suo poemetto La noce, in cui viene descritta la tecnica per centrare una piccola buca scavata nel terreno.
In Abruzzo, la fossetta era un passatempo popolare molto diffuso tra i ragazzi, praticato con materiali poveri e di recupero in mezzo alle strade, nei vicoli o nell'aia.
Oltre all'utilizzo di noci, venivano spesso usati gli astragali (ossi di pecora), tipici della tradizione pastorale.
Come si gioca
Si scava una piccola buca (la fossetta) nel terreno o si utilizza un foro naturale nei lastricati.
L'obiettivo del gioco è far entrare, lanciando da una certa distanza, noci, sassolini o sferette all'interno della buca.
Spesso il gioco prevedeva una sequenza di fossette a diverse distanze, similmente a un percorso di golf, con l'ultima buca solitamente più grande. A volte, invece della buca, si doveva centrare la stretta bocca di un orcio di terracotta. Testimonia la creatività dei fanciulli passati, capaci di divertirsi con elementi naturali.
Il gioco viene talvolta riproposto in manifestazioni folcloristiche per conservare la memoria dell'Abruzzo contadino.
L'albero della cuccagna è un classico gioco popolare diffuso anche in Abruzzo, spesso inserito nel contesto delle feste di piazza, patronali o durante il periodo di carnevale.
Ecco i dettagli principali di questa tradizione:
• Il Gioco: Consiste nell'arrampicarsi su un alto palo di legno (tronco), solitamente levigato e cosparso di grasso, sapone o sego per rendere la salita estremamente scivolosa e difficile.
• I Premi: Sulla cima del palo vengono appesi vari premi, solitamente prodotti alimentari tipici come salami, salsicce, formaggi, prosciutti e talvolta vino.
• Lo Scopo: I partecipanti (spesso a squadre) devono cercare di raggiungere la sommità per conquistare i premi. È un gioco che richiede forza, abilità e lavoro di squadra.
• Significato: Affonda le sue radici nei culti pagani della fertilità e dell'abbondanza, celebrando la nuova stagione e la generosità della terra.
• Evoluzione: Oggi è considerato un vero e proprio sport, riconosciuto dal CONI, con tanto di campionati nazionali organizzati da associazioni dedicate.
In Abruzzo, come in altre parti d'Italia, l'albero della cuccagna rappresenta un momento di festa paesana, unione e sfida tra giovani (e meno giovani) del posto.
la fionda
In Abruzzo, la fionda (spesso chiamata frizze in dialetto) è legata alla tradizione dei giochi fanciulleschi di strada.
Ecco i punti chiave sui giochi con la fionda in Abruzzo:
L'Abruzzo vanta atleti di livello nazionale nel tiro alla fionda. Michele Fiordi, per esempio, si è distinto conquistando il primo posto nel Campionato Italiano di Tiro con la Fionda.
Storicamente, la fionda era un giocattolo costruito artigianalmente dai bambini con un ramo biforcuto (forcella) ed elastici, utilizzato per testare la mira lanciando pietre, spesso nell'ambito dei giochi di strada descritti anche nei murales di Azzinano di Tossicia.
Oltre all'aspetto ludico infantile, il tiro alla fionda è riconosciuto come sport tradizionale che promuove la destrezza e la precisione.
Oltre alla fionda, la tradizione ludica abruzzese comprende altri giochi storici come lo St****io (simile alle bocce, popolare nel Chietino), la corsa col cerchio, la doga e i carretti con cuscinetti a sfera.
LA PISTA SULLA SABBIA
Quando noi bambini nati negli anni ’70/80 eravamo in spiaggia al mare passavamo intere giornate a costruire piste di sabbia e a giocare con le palline di plastica, metà colorate e metà trasparenti, al cui interno erano inserite le facce dei ciclisti di quegli anni oppure (ma molto più raramente) le macchine di formula 1 o i piloti. Queste palline erano presenti fin dagli anni 50 a far divertire i piccoli clienti degli stabilimenti balneari.
Le palline venivano vendute in retine di plastica colorate. Le trovavi sia al mare, sia dai tabaccai delle città.
Il gioco poteva essere giocato in quanti si vuole.
La preparazione della pista sulla sabbia poteva anche durare alcune ore. Si partiva scegliendo il più piccolo del gruppo che si metteva in posizione e veniva trascinato per le gambe lasciando con il sedere il solco che sarebbe divenuta la futura pista. Da questo primo solco si passava a consolidarlo con l’acqua per rendere la sabbia dura. Altrimenti c'era (in mancanza di spazio sulla sabbia asciutta) l'opzione bagnasciuga. Qui non serviva il "tracciapista", generalmente la pista veniva fatta direttamente modellando con le mani la sabbia bagnata. E da qui iniziava la creatività. Si costruivano curve paraboliche con i bordi molto alti, ponti e gallerie, salite e discese, dossi e collinette fino alla buca piena di acqua col pontile stretto (ma questo era per i più esperti).
Un ponte e un tunnel non potevano mancare mai il resto dipendeva da quanto tempo si aveva per la preparazione e la partita.
Finito tutto il lavoro di preparazione ognuno mette in gioco le proprie biglie e si parte col gran premio.... il quale finisce o dopo un numero di giri prestabilito oppure con altre varianti stabilite al momento.
Era lecito anche tagliare le curve o saltare gli ostacoli purchè la pallina nel suo atterrare rimanesse comunque all'interno della pista. Questi erano o tiri da campioni o testimonianze di un incommensurabile fattore C.
Di solito il vincitore riceveva le palline perdenti dagli altri giocatori e ognuno di noi ne aveva almeno una decina e giocava sempre con la preferita ma per pagare i debiti di gioco aveva le altre.
Dopo cena, per restare allenati, partitella a BILIARDINO. Ma questa... è un'altra storia.... che merita un altro post...