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KIDesignLab Sono Silvia, come architetto credo fortemente nella progettazione partecipata. Posso aiutarti a rid

🇮🇹 In Giappone ho imparato che il contatto con la natura è un atto di presenza.Camminare nel muschio, ascoltare l’acqua,...
19/08/2025

🇮🇹 In Giappone ho imparato che il contatto con la natura è un atto di presenza.
Camminare nel muschio, ascoltare l’acqua, toccare il legno millenario di un tempio, osservare un bambino attraversare con il corpo uno spazio sacro.
Questa esperienza a Kyoto mi ha ricordato che progettare per l’infanzia significa offrire ambienti vivi, che si toccano, si ascoltano, si respirano.
🌱 Il paesaggio giapponese educa al rispetto e alla meraviglia.

🇬🇧 In Japan, I learned that being in nature is an act of awareness.
Walking on moss, listening to flowing water, touching the ancient wood of a temple, watching a child crawl through a sacred space—
This experience in Kyoto reminded me that designing for childhood means creating living environments: ones you can touch, hear, breathe.
🌱 The Japanese landscape teaches respect and wonder.

🇮🇹 In Giappone, il design per l’infanzia è intriso di ritualità e simboli.Dai giochi in legno alle bambole Kokeshi, ogni...
17/08/2025

🇮🇹 In Giappone, il design per l’infanzia è intriso di ritualità e simboli.
Dai giochi in legno alle bambole Kokeshi, ogni oggetto parla di equilibrio, gesti misurati, narrazione visiva.
Come architetta e studentessa del Master in Design for Kids and Toys, raccolgo in viaggio suggestioni che parlano il linguaggio del gioco e del silenzio.

Qual è l’oggetto che vi riportava all’infanzia con un solo tocco .

🇬🇧In Japan, design for childhood is steeped in ritual and symbolism.
From wooden toys to Kokeshi dolls, every object communicates balance, deliberate gestures, and visual storytelling.
As an architect and Design for Kids and Toys master’s student, I gather inspirations that speak the language of play and silence.

What object transports you back to childhood with just one touch?

🇮🇹 Ogni spazio che progetto porta con sé una parte di me.Non lo decido, accade.È qualcosa che filtra, che si intreccia, ...
13/05/2025

🇮🇹 Ogni spazio che progetto porta con sé una parte di me.
Non lo decido, accade.
È qualcosa che filtra, che si intreccia, che si deposita.
C’è la bambina curiosa che raccoglieva sassi, bastoncini, parole difficili.
C’è l’adolescente che disegnava stanze immaginarie in cui rifugiarsi.
C’è la mamma che ha imparato ad ascoltare un figlio in crescita,
e la donna che ha ricostruito nuove prospettive dopo il dolore.
Quando progetto per i bambini non penso mai a cosa fare,
ma a come mettermi in ascolto.
E allora il colore diventa voce, il legno diventa tempo, la luce diventa carezza.
Ogni scelta è relazione.
Gli spazi per l’infanzia che immagino non sono mai neutri.
Sono biografie costruite con lentezza, rispetto, esperienza.
E forse, come me, non smettono mai di cambiare.
E tu? In che modo la tua storia personale si riflette nei luoghi che crei o abiti?
🇬🇧 Every space I design carries a piece of me.
I don’t decide it — it just happens.
It’s something that filters through, intertwines, and gently settles in.
There’s the curious child who collected stones, twigs, and difficult words.
The teenager who drew imaginary rooms to hide in.
The mother who learned to listen to a growing child,
and the woman who rebuilt perspectives after grief.
When I design for children, I don’t ask what to create,
I ask how to listen.
And then color becomes voice, wood becomes time, light becomes a soft touch.
Every choice is a form of relationship.
The spaces I imagine for childhood are never neutral.
They’re made of stories — built with care, time, and lived experience.
And maybe, like me, they’re always changing.
And you? How does your personal story shape the spaces you create or inhabit?

🇮🇹Vent’anni fa progettavo spazi.Oggi progetto contesti di vita.Una differenza sottile, ma profondissima.Nel tempo ho imp...
24/04/2025

🇮🇹
Vent’anni fa progettavo spazi.
Oggi progetto contesti di vita.
Una differenza sottile, ma profondissima.
Nel tempo ho imparato che l’ascolto vale più del disegno, che la relazione viene prima della forma.
Che ogni spazio prende senso solo se qualcuno lo abita, lo trasforma, lo sente proprio.
All’inizio pensavo che il progetto fosse una visione da far emergere.
Oggi so che è un processo da coltivare.
E che i bambini, in questo processo, non sono destinatari: sono protagonisti.
Non si tratta solo di fare bene, ma di fare con cura.
Conoscere, osservare, lasciare spazio.
E poi meravigliarsi di come, anche con poco, può nascere qualcosa di straordinario.
Questa è la mia nuova prospettiva: un’architettura che cresce insieme a chi la vive.

🇬🇧
Twenty years ago, I used to design spaces.
Today, I design contexts for life.
A subtle difference — but a profound one.
Over time, I’ve learned that listening matters more than drawing, and that relationships come before form.
That a space only becomes meaningful when someone lives in it, transforms it, makes it their own.
In the beginning, I thought design was about shaping a vision.
Now I know it’s about nurturing a process.
And in that process, children are not recipients — they are protagonists.
It’s not just about doing things well, but about doing them with care.
Learning, observing, making space.
And then being amazed by how something extraordinary can grow — even from very little.
This is my new perspective: an architecture that grows alongside those who live it.


🇮🇹 Dopo quasi due anni di silenzio, torno a scrivere qui. Con lentezza, con pudore, ma anche con una nuova forza.La mia ...
22/04/2025

🇮🇹 Dopo quasi due anni di silenzio, torno a scrivere qui. Con lentezza, con pudore, ma anche con una nuova forza.
La mia assenza da questo spazio è stata il riflesso di uno stravolgimento profondo: la perdita improvvisa di mio marito ha cambiato ogni cosa.
Fisicamente, emotivamente, come mamma e come donna.
Un tempo lungo, necessario, per attraversare il dolore, per ritrovarci, io e mio figlio, e imparare a convivere con un vuoto che non si riempie, ma si trasforma.
💬 In questi due anni abbiamo tagliato rami vecchi. Abbiamo seminato, spesso al buio. Ora iniziamo a vedere qualche germoglio.
Un figlio che cresce, autonomo e curioso del mondo.
Una mamma che torna a credere nei propri talenti, e in quelli degli altri bambini.
Grazie a persone preziose, ho capito che posso ancora costruire, per lui e per altri, nuove prospettive.
🌱 A 55+ anni ho deciso di tornare a studiare.
Un Master in “Design for Kids and Toys” al Politecnico di Milano – la stessa facoltà dove mi sono laureata – per rimettere KIDesignLAB al centro del mio fare architettura: per e con i bambini.
🐦 E proprio mentre prendevo questa decisione, un segno forte e simbolico è arrivato da un luogo speciale: la casa di famiglia in Ostfriesland.
Per la prima volta da quando esiste, una coppia di cicogne ha scelto la cima dell’abete più alto per costruire il nido.
Durante il weekend di Pasqua, con tutta la famiglia riunita e serena.
Un segno di rinascita, di fortuna, di nuovo inizio.
Questo post è per dirvi che sono tornata.
Con uno sguardo nuovo, con il cuore aperto, e con il mondo dell’infanzia ancora e sempre al centro.
Un passo alla volta.

👇English version in the comments below

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Milan

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