31/05/2026
Il profumo di Tiglio di fine maggio ha il potere fortissimo di portarmi in viale Maria Luigia alle 8 del mattino negli anni 10 del nuovo millennio. Con un dizionario di latino in mano e quattro fogli in croce nell'altra. (Di sicuro il dizionario non era quello di greco, dato che lo avevo perso sull'autobus e metà della quarta.) Nessuno zaino, un secchiello di pelle comprato in gita ad Atene, incapace di ospitare qualsivoglia materiale scolastico. E un outfit "in spada" perché alle 13, uscita da scuola, ero certa mi sarebbe scocciato dovermi trascinare anche Il giubbino di jeans oltre ai 4 fogli in croce, il dizonario e la borsetta.
Inspiro fortissimo: é una mezza droga con il grande vantaggio di costare poco. Il brutto é che dura una manciata di settimane.
È incredibile come quel profumo, ancora oggi, penetrando nelle narici fino ad arrivare allo stomaco, é capace di provocare in me una sensazione vividissima a metà tra ansia da interrogazione e irripetibile friccicore da primo appuntamento.
Tutto questo mi fa anche una malinconia da manuale, va detto.
Per fortuna ho ancora strumenti per distrarmi, tipo il messaggio di Adeline from Morocco che avvisa che il mio tappeto é pronto.