Considerando l’architettura come un processo culturale aperto nel quale si sviluppano forti tensioni tra momenti di analisi e di sintesi, riteniamo che il progetto debba sempre indagare il sito e la sua storia per coglierne le specificità. Queste diventano materia da cui partire per trovare soluzioni in grado di fornire risposte chiare che, utilizzando un linguaggio moderno, rispondano al caratter
e specifico del luogo. Siamo convinti che la storia sia un grande gigante sulle spalle del quale bisogna necessariamente salire per poter traguardare sempre un nuovo orizzonte. Quest’ultimo, inteso quale limite che si modifica ogni qual volta si sposti il punto di vista, rappresentando la tensione fra finito e infinito, caratteristica di ogni momento della nostra esperienza vissuta, è il concetto a cui facciamo appello per spiegare come in ogni momento della nostra esperienza progettuale siamo aperti contemporaneamente verso il passato (storia) e verso il futuro (progetto). Non può esserci progetto senza un’osservazione continua, una ricerca costante, senza la curiosità e la voglia di mettersi continuamente in discussione. Per questi motivi ci sentiamo fortemente legati alla cultura mediterranea che, considerata come un’affascinante cornice entro la quale collocare studi e risultati disciplinari, risulta il punto di partenza di ogni nostra riflessione architettonica allontanandoci dalle logiche della globalizzazione e facendoci riscoprire l’importanza del radicamento alle nostre origini. Studiare il Mediterraneo significa studiare l’architettura, la città e i luoghi attraverso la storia, la misura e l’analisi, indagare geometrie, moduli e forme, descrivere i rapporti che gli edifici instaurano con lo spazio dell’esperienza quotidiana, documentare i modi in cui l’uomo s’insedia, in cui forma città e architetture, in cui modifica il territorio e disegna il paesaggio. Significa indagare le condizioni storiche e ambientali di contaminazioni d’idee e religioni, di saperi e filosofie; analizzare oggetti appartenenti a geografie particolari, a discendenze artigianali; introdurre, nei ragionamenti, atmosfere culturali, riscontrate in pensieri e opere, in tradizioni, merci e prodotti; investigare immaginari collettivi e credenze popolari, comportamenti e valori simbolici, riti urbani e miti sociali. Significa vedere tutto ciò immerso in un crogiolo, in una sorta di fermentazione naturale, di big bang generativo, pervasivo e prolungato in grado di contribuire alla fertilità dell’humus culturale del progetto e dell’innovazione. Studiare il Mediterraneo significa studiare per apprendere strumenti e insegnamenti, per cogliere aspetti creativi ed innovativi, mutuare modelli abitativi e comportamentali, paradigmi scientifici e progettuali; per trarre, nella varietà delle possibili interpretazioni, concetti etici ed estetici, pratici e teorici, modi di pensare e fare architettura, città e territorio. Studiare il Mediterraneo ci ha portato a modificare modi di vedere, indagare e progettare; ci ha spinto a formarci idee e convinzioni per differenza, per sottrazione, per comparazione conducendo il nostro linguaggio architettonico verso la ricerca di spazi essenziali, puri e incontaminati e geometrie dalle indispensabili articolazioni denotative, senza rimandi interpretativi.