14/12/2025
Buongiorno carissimi, buona domenica a tutti. ❤️ Come da tradizione nel giorno si Santa Lucia, sulle tavole di noi Siciliani, non possono mancare, la cuccía (grano bollitto, messo a scolare e amalgamato in una crema di ricotta con gocce di cioccolato e canditi o con crema di cioccolato o semplicemente mescolato al latte e cacao). Il termine "cuccía" deriva dalla parola "chicco" (dal greco Kokkia) e dal verbo "cucciari" cioè mangiare un chicco alla volta e quindi comunque legata all'ingrediente base cioè il grano. Le arancine tradizionali (con carne e al b***o) ma anche fatti in tante altre varianti, gateau di patate, panelle salati e dolci, sformati di riso. Io da buona palermitana e con la passione della cucina, amo rispettare le tradizioni che mi sono state tramandate.❤️ La cuccía che ho preparato ieri mattina è con crema di ricotta aromatizzata alla cannella, gocce di cioccolato, frutta candita e granella di pistacchio. Arancine con ragù e pisellini; con prosciutto cotto, mozzarella e besciamella (chiamate al b***o); con mortadella, pesto di pistacchio e stracciatella (la pistacchiosa).
Augurandovi una serena giornata vi lascio un piccolo racconto della leggenda di Santa Lucia ❤️
La festa di Santa Lucia in Sicilia: storia, leggenda e tradizioni culinarie.
A Palermo, la festa è un mix tra la venerazione religiosa e l'aspetto prettamente cibario. Secondo la tradizione, infatti, Santa Lucia liberò la città dalla morsa della fame a seguito di una carestia.
Se gli ottici avessero un loro particolare giuramento da compiere prima di insediarsi, è a lei che si rivolgerebbero. Santa Lucia è la Santa patrona della città di Siracusa e la protettrice della salute degli occhi. Speciale per tutti i siciliani, la ricorrenza del 13 dicembre, è una tra le festività più attese dell’anno, ma non tutti conoscono la storia da cui nasce. Secondo la leggenda agiografica, Lucia - credente e assai fedele alla Parola di Dio e consapevole di avere degli occhi attraenti - , alla lettura del versetto del Vangelo di Matteo secondo cui “se i tuoi occhi suscitano peccato, strappali e buttali via“, si strappò gli occhi e li mandò al proprio fidanzato. Di notte, Gesù la venne a trovare e le restituì la vista donandole occhi ancor più belli dei precedenti.
Morta martirizzata a Siracusa nel 304, la città siciliana le dedica ogni anno commemorazioni religiose assai sentite e di antica tradizione.
Il culto legato a questa Santa, non si limita solo alla città siracusana. A Palermo, la festa è un mix tra la venerazione religiosa e l’aspetto prettamente cibario. Secondo la tradizione, infatti, la Santa liberò la città dalla morsa della fame a seguito di una carestia facendo arrivare al porto un bastimento carico di grano. Vista la grande fame cui erano soggetti da tempo i palermitani decisero di non lavorare il grano per ottenere la farina. Per mangiare velocemente, dunque, si limitarono a bollire il grano e a mangiare questo cereale nella modalità più semplice. Da allora ogni 13 dicembre i palermitani ricordano l’avvenimento preparando la cuccìa, non mangiando né pane né pasta e che, nei secoli, si è trasformata in una leccornia guarnita con ricotta alla cannella, canditi e cioccolato.
Santa Lucia è quindi diventata simbolo di un mercato gastronomico non indifferente, merito soprattutto di lei, sua maestà l’ “Arancina”. La famosissima pietanza siciliana, nota in tutto il mondo, genera una vera e propria festa nella festa; si parla ormai di “Arancina day”. Che sia “accarne” o “abb***o”, con spinaci o salmone, tutti la vogliono e così, la polpetta di riso impanata e fritta, è a ruba già dalle prime ore del mattino in qualsiasi bar o fast food made in Sicily.
Le massaie più diligenti, poi, è chiaro che preparano le arancine nella propria cucina e non importa se dovranno lottare per ottenere l’ultimo pacco di riso al supermercato e non importa nemmeno se dovranno sfidare le intemperie per friggere con le finestre aperte. Se tutto questo non bastasse, anche il forno coverà ghiotte sorprese, che poi sorpresa non è ma lo stupore è grande. Lo sformato di patate, nelle sue varianti, semplice con prosciutto e formaggio o sfarzoso con sugo, tritato, funghi e chi più ne ha più ne metta, è un classico intramontabile. Corposo, cremoso, fumante, filante il Gateau è un appuntamento con la felicità.
La nostra Santa, infine, non è celebrata solo qui. Nel bresciano la storia della martire suscita gran fascino perché la tradizione la vuole “vice” di Babbo Natale. Da nord a sud, dunque, ogni festività si riconduce a un momento magico, quello della condivisione che spesso si articola intorno alla tavola. ❤️