03/09/2026
LA CONDIZIONE MANIERISTA
Da poco ho terminato un libro che esamina con occhi diversi il lavoro, in età matura, di tanti artisti, scultori e architetti.
Il volume di Lina Malfona invita a ripensare la categoria di “manierismo” al di là della sua accezione storiografica tradizionale, come stagione circoscritta tra Rinascimento e Barocco, per restituirle valore di categoria trans-storica e operativa.
In questa prospettiva, la maniera si configura come esito di un processo di piena padronanza tecnica: la variazione controllata, e non mera infrazione arbitraria o trasgressione, delle regole e dei metodi canonici acquisiti.
Un’ipotesi interpretativa, qui proposta, è che tale condizione ricorra con particolare frequenza nella fase tarda della produzione di pittori, scultori e architetti, quando il rapporto con il canone si fa meno vincolante e più dialettico, e la norma appresa diventa materia di rielaborazione personale piuttosto che vincolo prescrittivo.
Insomma la “maniera” non è un vezzo tardo o un cedimento stilistico. È un processo consapevole, un momento creativo in cui l’autore ha talmente interiorizzato le regole e i metodi canonici del proprio linguaggio da poterli piegare, variare, torcere, senza perderne il controllo.
Non è un caso che questo accada così spesso negli ultimi anni di attività: quando la tecnica non è più un limite da rispettare ma uno strumento da reinventare. Il canone resta riconoscibile, ma viene attraversato da una libertà nuova, quasi una firma personale che si sovrappone alla grammatica appresa.
La “maniera”, in questi termini, non segna un declino, ma una forma di consapevolezza matura del proprio linguaggio. Manierismo, quindi, non come reazione ad una crisi, ma come maturità: la regola diviene segno consapevole.
LetteraVentidue
Lina Malfona