Pellegrino Carullo Architetto

Pellegrino Carullo Architetto Architect | Designer | PhD
There is always the pencil before the CAD
(C'è sempre la matita prima de

Il mio studio è situato nel Centro Antico di Avellino, luogo a cui sono fortemente legato dalla nascita e dove aveva sede la legatoria di mio padre, da cui ho appreso dedizione e passione per il lavoro

LA CONDIZIONE MANIERISTADa poco ho terminato un libro che esamina con occhi diversi il lavoro, in età matura, di tanti a...
03/09/2026

LA CONDIZIONE MANIERISTA
Da poco ho terminato un libro che esamina con occhi diversi il lavoro, in età matura, di tanti artisti, scultori e architetti.

Il volume di Lina Malfona invita a ripensare la categoria di “manierismo” al di là della sua accezione storiografica tradizionale, come stagione circoscritta tra Rinascimento e Barocco, per restituirle valore di categoria trans-storica e operativa.
In questa prospettiva, la maniera si configura come esito di un processo di piena padronanza tecnica: la variazione controllata, e non mera infrazione arbitraria o trasgressione, delle regole e dei metodi canonici acquisiti.

Un’ipotesi interpretativa, qui proposta, è che tale condizione ricorra con particolare frequenza nella fase tarda della produzione di pittori, scultori e architetti, quando il rapporto con il canone si fa meno vincolante e più dialettico, e la norma appresa diventa materia di rielaborazione personale piuttosto che vincolo prescrittivo.
Insomma la “maniera” non è un vezzo tardo o un cedimento stilistico. È un processo consapevole, un momento creativo in cui l’autore ha talmente interiorizzato le regole e i metodi canonici del proprio linguaggio da poterli piegare, variare, torcere, senza perderne il controllo.

Non è un caso che questo accada così spesso negli ultimi anni di attività: quando la tecnica non è più un limite da rispettare ma uno strumento da reinventare. Il canone resta riconoscibile, ma viene attraversato da una libertà nuova, quasi una firma personale che si sovrappone alla grammatica appresa.

La “maniera”, in questi termini, non segna un declino, ma una forma di consapevolezza matura del proprio linguaggio. Manierismo, quindi, non come reazione ad una crisi, ma come maturità: la regola diviene segno consapevole.

LetteraVentidue
Lina Malfona

FELIZ ANIVERSARIO, MESTRA SIZA!Alvaro Siza. VSP
14/07/2026

FELIZ ANIVERSARIO, MESTRA SIZA!

Alvaro Siza. VSP



NAPOLI AFRAGOLA, LA STAZIONE CHE CORRE ANCHE DA FERMAC'è un momento, attraversando i camminamenti sospesi della Stazione...
14/07/2026

NAPOLI AFRAGOLA, LA STAZIONE CHE CORRE ANCHE DA FERMA
C'è un momento, attraversando i camminamenti sospesi della Stazione di Napoli Afragola, in cui capisci che quell'edificio non è stato semplicemente costruito: è stato disegnato in movimento. Zaha Hadid, quando fu chiamata a progettare questo scalo dell'Alta Velocità, non pensò a un contenitore statico per passeggeri e binari, ma a una forma capace di tradurre in cemento e vetro l'esperienza stessa del viaggio veloce.
Guardata dall'alto - come nella prima immagine, dove la struttura sinuosa taglia in diagonale i campi della piana campana come una lama bianca - la stazione si rivela per quello che è davvero: un ponte lungo quasi 400 metri che scavalca i binari con un'unica gestualità continua, senza spigoli netti, senza interruzioni. Le linee si allungano, si comprimono, accelerano proprio come un corpo lanciato ad alta velocità. Non è un caso che l'edificio richiami, quasi letteralmente, uno dei temi più amati e celebrati dal Futurismo italiano: la velocità come nuova bellezza del Novecento, quella "bellezza della velocità" che Marinetti proclamava già nel Manifesto del 1909, e che qui torna un secolo dopo tradotta in architettura pura.
E non è nemmeno un caso che, sfogliando gli schizzi di Erich Mendelsohn - architetto tedesco esponente dell'espressionismo architettonico - si ritrovino le stesse tensioni dinamiche: linee che si inarcano, masse che sembrano scattare in avanti, edifici pensati come corpi in corsa piuttosto che come volumi fermi. Mendelsohn disegnava così già negli anni '20, quasi un secolo prima che Hadid costruisse ad Afragola. Due epoche diverse, la stessa ossessione: dare forma architettonica al movimento.
Camminando all'interno, tra le vetrate inclinate che inquadrano i treni in corsa e le scale mobili che si arrampicano verso la luce, quella sensazione di dinamismo non abbandona mai lo sguardo. È un'architettura che non si guarda da ferma: va percorsa, attraversata, vissuta in movimento, proprio come i treni che ospita.

Indirizzo

Corso Umberto I, 134
Avellino
83100

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 13:00
17:00 - 19:00
Martedì 10:00 - 13:00
Mercoledì 10:00 - 13:00
17:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00

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