CAFFETTO, DAL PELTRO AL MOBILE PROVENZALE
La riconversione produttiva della Metalpilter di Calcinato che festeggia il mezzo secolo. E' una linea lunga mezzo secolo tondo quella che disegna la storia della "Metalpilter" di Calcinato-Ponte San Marco. E alla matita che l'ha tracciata (non solo in senso metaforico) c'è il segno di una storia imprenditoriale vissuta alla costante caccia di nuovi mercat
i e prodotti, fra avanzate e ritirate, momenti "aurei" e periodi piu' bui. Ma alla fine Claudio Caffetto, fondatore leader dell'azienda, a 69 anni rimane sempre lo stesso "folletto" aperto, dinamico e ottimista. Oggi che la Metalpilter, dopo la crisi di settore degli anni '90, di peltro ne sforna solo il 15% e concentra la produzione nel mobile artistico,specie in stile provenzale, Caffetto parla come un cercatore d'oro della nuova frontiera. "La concorrenza tra i mobilieri -spiega- è forte,ma ad occuparci di mobile provenzale siamo ancora in pochi, e prevedo un mercato in crescita". Un prodotto di nicchia, di fascia medio-alta, dove piu' dei grandi numeri conta il valore aggiunto della creatività. L'imprenditore di Calcinato, con un passato di vicepresidente della Confartigianato di Brescia, di membro della Giunta camerale cittadina e di presidente europeo degli artigiani peltrai, disegna di suo pugno modelli da realizzare. Un'arte appresa e rodata (assieme alla passione mai dismessa per la pittura) quando, da giovanotto pieno di idee nell'Italia del boom,frequentava lo studio dell'architetto Bruno Fedrigolli (il "padre" del Crystal Palace, per intendersi), il quale gli dava i bozzetti da tradurre in disegni per i mobilieri dell'epoca. Con il peltro "Metalpilter" fatturava anche due miliardi di lire negli anni '60 e '70 e dava lavoro ad una settantina di operai. Io e mia figlia Giovanna abbiamo faticato molto, ma ce l'abbiamo fatta. Oggi con il mobile provenzale torniamo a guardare con fiducia oltre i confini bresciani" chiosa fiero di se l'imprenditore del peltro rinato nei panni di artista di arredi. (Valerio Di Donato-Il giornale di Brescia- Ottobre 2011-