Cucina Etrusca

Cucina Etrusca Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Cucina Etrusca, Cucina/cucinare, Vulci, Loc. Monte dell'Oro, Canino.

Ristorante Fonte Vulci – Vi invito a scoprire i sapori antichi della cucina etrusca nel mio ristorante, dove tradizione e gusto si fondono in un affascinante viaggio nel tempo.

SALSICCIA ETRUSCA Velio, ma che ci sanno a fa’ du’ salsiccecome le fai tu, eh? Stasera c’ho propriovoglia di bere un po’...
15/07/2026

SALSICCIA ETRUSCA
Velio, ma che ci sanno a fa’ du’ salsicce
come le fai tu, eh? Stasera c’ho proprio
voglia di bere un po’ di quel vino bono che
tieni nascosto nelle anfore in cantina… sì,
proprio quel Carmignano, che è ‘na bellezza!
Se ti va, poi, possiamo aggiungere un po’ di
cinghiale alle salsicce, ce n’ho un cosciotto
da paura in capanna, portato da Tullio, l’amico
mio di Vulci. Di’ a tua moglie di preparare
il fuoco, che io intanto taglio il cinghiale
e tu ce metti tutta la tua arte nelle salsicce.
Voglio proprio vedè come le fai: maiale
tagliato a pezzettini, messo insieme al cinghiale,
un po’ di grasso, timo, pepe, aglio,
ginepro, uovo s**o e basta col sale, che qui
da noi è diventato oro! Metti tutto nel miglior
budello, e siamo pronti a far danzare le
salsicce nella griglia.
E poi, Velio, stasera niente cetre, flauti, balli
e servi. Ho solo voglia di accompagnare le
tue salsicce con dodici kantaros di Etruschello,
e poi, a cavallo, tornare nella mia capanna
con la mi moglie. Speriamo solo che
lungo la strada non mi fermano e mi fanno
l’alcol test.

Mi chiamo... beh, il mio nome si è perso nel tempo.Sono nato in Etruria, molti secoli fa…non ricordo, Artimino o forse V...
02/07/2026

Mi chiamo... beh, il mio nome si è perso nel tempo.
Sono nato in Etruria, molti secoli fa…non ricordo, Artimino o forse Vulci, quando le nostre città erano ricche, i banchetti celebravano la vita, il vino univa uomini e dèi e il profumo delle erbe selvatiche si mescolava a quello del pane appena sfornato.
Poi arrivarono i Romani.
La mia gente cambiò destino e anch'io attraversai il mare, trovando rifugio in quella terra meravigliosa che oggi chiamate Sicilia, "Giurfo campo dell’oro" a Villarosa, allora parte della Magna Grecia. Ma una cosa non ho mai abbandonato: la memoria dei sapori della mia terra.
Per oltre duemila anni ho custodito quei ricordi.
Oggi ho deciso di raccontarveli...
Naturalmente è solo un gioco della fantasia.
Mi chiamo Giuseppe Iuppa e sono felice di presentarvi il mio nuovo libro:
"La mia cucina etrusca. Storie di uomini, dèi e banchetti. Un cammino di sapori nella civiltà etrusca."
Questo libro nasce dal desiderio di far rivivere la civiltà etrusca attraverso uno degli aspetti più autentici della vita quotidiana: la cucina.
Non è soltanto un ricettario, ma un viaggio culturale tra storia, archeologia, vino, erbe aromatiche, tradizioni e convivialità. Un percorso che ripercorre profumi, colori e sapori dell'antico, reinterpretati con ingredienti moderni, nel rispetto della nostra salute ma senza tradire lo spirito di una civiltà straordinaria.
Credo che la storia non appartenga soltanto ai musei. Vive anche nelle nostre tavole, nei gesti che tramandiamo e nelle ricette che raccontano un territorio.
Se, sfogliando queste pagine, vi sembrerà per un momento di sedervi a un banchetto etrusco, allora avrò raggiunto il mio scopo.
Buon viaggio nella mia cucina etrusca.
Giuseppe Iuppa

Per acquisto:

https://www.amazon.it/etrusca-banchetti-cammino-civilt%C3%A0-etrusca/dp/B0GZYLQTMV/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=CU7S27EMWTZ2&dib=eyJ2IjoiMSJ9.C_21dagVFCIoTueZvnW39A.iQ1ZMmT0y8zmPQACx_wgKzpRrU_eqbvJvi85yDn0G3E&dib_tag=se&keywords=giuseppe+iuppa&qid=1783009641&sprefix=giuseppe+iuppa%2Caps%2C225&sr=8-1

Storie di uomini, dei e banchettiZuppa di farro e legumi alle erbe selvatiche Nelle campagne che circondano l’antica Vul...
07/04/2026

Storie di uomini, dei e banchetti

Zuppa di farro e legumi alle erbe selvatiche
Nelle campagne che circondano l’antica Vulci, dove gli Etruschi pregavano le divinità nei templi di tufo e il fumo dei focolari si alzava al tramonto, c’era un’usanza semplice e sacra: condividere ciò che si aveva.
Per questa zuppa, si cominciava bussando alle capanne vicine, proponendo scambi in natura. Un pugno di farro in cambio di una manciata di cicerchie dell’amico Velio, noto per i suoi raccolti generosi e per essere discendente dei sacerdoti di Uni. Dai campi verso il lago di Bolsena, arrivavano ceci neri, misteriosi come le tombe dipinte della Necropoli dell’Osteria, e poi lenticchie, fave e piselli secchi, che le donne conservavano in anfore sigillate.
Una volta radunati tutti i legumi — cannellini di Ponzio, fagioli screziati, ceci dorati — li si metteva a bagno al calar del sole, quando le stelle iniziavano a riflettersi nei canali che un tempo irrigavano i giardini dei Lucumoni.
Il giorno seguente, al primo canto degli uccelli, si accendeva il fuoco. In un tegame di terracotta si faceva soffriggere un trito di aglio, cipolla, ramerino, timo, origano fresco, alloro e gugulestro raccolto lungo le rive del Fiora, insieme a carote e sedano tagliati a coltello.
I legumi, scolati con cura, venivano aggiunti al soffritto, poi sfumati con un goccio di vino rosso, magari quello prodotto nei vigneti dove un tempo camminavano gli ambasciatori di Roma. Si versava poco a poco brodo vegetale, e si insaporiva con sale, pepe, ginepro e coriandolo pestato nel mortaio.
A metà cottura si univa il farro, cereale sacro agli antenati, usato nei banchetti rituali e nelle offerte votive. La zuppa cuoceva lentamente, col vapore che saliva profumato, mentre fuori il vento sussurrava i segreti delle tombe etrusche.
E quando infine si versava nei piatti di coccio, non era solo un pasto: era memoria, terra, storia — era Vulci che riviveva nel profumo di ogni cucchiaio.
Vulci fu una delle più potenti città-stato etrusche, fiorita tra il IX e il III secolo a.C. Sorgeva lungo il fiume Fiora, nel cuore della Maremma laziale, e si distingueva per la sua raffinata arte funeraria, il commercio florido e la maestria nella lavorazione dei metalli e della ceramica.
Proprio qui sono state ritrovate alcune delle tombe più celebri del mondo etrusco, come la Tomba François, famosa per i suoi affreschi epici che raccontano leggende e storie mitologiche, la Tomba dei Tori, decorata con scene sacre e simboli arcaici e tante altre.
Vulci intratteneva rapporti commerciali con Greci e Fenici, e nei suoi mercati si scambiavano spezie, vino, tessuti e anfore pregiate. Ogni piatto preparato con farro, legumi ed erbe aromatiche richiama i sapori semplici ma profondi di una civiltà che ha lasciato tracce indelebili nella nostra cultura gastronomica e spirituale.
Oggi, visitare Vulci significa camminare tra i resti di templi, mura e ponti millenari, ascoltando il silenzio del passato che ancora parla tra le pietre.

Storie di uomini, dei e banchettiScialatielli al cinghiale maremmano Con le parti meno nobili del cinghiale rimaste dal ...
07/04/2026

Storie di uomini, dei e banchetti

Scialatielli al cinghiale maremmano
Con le parti meno nobili del cinghiale rimaste dal sontuoso banchetto nel palazzo dell’amico Velio, tornato trionfante dalla battaglia contro i romani, inizia la nostra avventura culinaria. Il giorno prima, taglia il cinghiale a piccoli pezzi e immergilo in un bagno di vino rosso profumato con bacche di ginepro, foglie di alloro e rametti di timo, lasciandolo assorbire gli aromi.
Quando sarà il momento della cottura, scola la carne e prepara un tegame degno di un banchetto etrusco: un soffritto dorato di cipolla, carota e sedano tritati con cura. Una volta che il soffritto sprigionerà il suo profumo, unisci il cinghiale, aggiusta di sale e pepe e sfuma con un goccio del prezioso vino rosso.
Aggiungi generose foglie di alloro, timo, rosmarino e salvia, e allunga con un po’ d’acqua aromatizzata all’alloro e il liquido ricco di profumi in cui il cinghiale ha riposato. Lascia che i sapori si fondano lentamente, poi, a fine cottura e dopo aver fatto intiepidire la carne, tritala a coltello.
Riempi una olla d’acqua, portala a ebollizione, sala e cuoci gli scialatielli. Una volta pronti, uniscili al cinghiale, mescolando con cura per far sì che la pasta si impregni di ogni aroma.
E prima di sedersi a tavola, un brindisi rituale con mia moglie: due kantaros colmi del vino pregiato di Vulci, un omaggio ai sapori antichi e alla convivialità che attraversa i secoli.

Storie di uomini, dei e banchetti.…Salsa alle oliveMettere in salamoia le olive quando sono ancora verdi, saranno pronti...
07/04/2026

Storie di uomini, dei e banchetti.…

Salsa alle olive
Mettere in salamoia le olive quando sono ancora verdi, saranno pronti solo dopo due mesi.
• Snocciolarle con cura.
• Aggiungere ramerino, aglio, timo, origano fresco, coriandolo, ginepro e pepe.
• Macinare insieme le olive e gli aromi,
• Amalgamare con olio di oliva creando una salsa densa e profumata.
• Servire questa delizia su una fetta di pane casereccio appena abbrustolita, un antipasto ricco di storia e sapore.

Storie di uomini, dei e banchettiBichi del pastore al ginepro   Tanto tempo fa, quando il sole era ancora giovane e gli ...
27/03/2026

Storie di uomini, dei e banchetti

Bichi del pastore al ginepro

Tanto tempo fa, quando il sole era ancora giovane e gli dèi sedevano sotto cipressi millenari a raccontarsi i sogni del mondo, tra le colline dorate di Vulci vivevano due giovani pastori noti a tutti come gli Strappagiaccole.
Ogni giorno, gli Strappagiaccole conducevano le loro pecore tra le valli al di là del fiume Fiora, passando dall’Agnesina e attraversando il ponte di Tamariceto, dove il vento portava ancora l’eco delle voci etrusche. Lì, uno di loro cantava antiche melodie al vento, come se volesse svegliare la memoria della terra.
Una sera, mentre il sole moriva lentamente dietro i pini di Vulci, tingendo il cielo di rame e porpora, gli Strappagiaccole scorsero una figura accasciata lungo un sentiero nascosto. Era una donna, ferita, con ali nere come la notte senza luna e occhi azzurri come il cielo poco prima del temporale. Era Vanth, la dea dell’oltretomba, travestita da mortale.
«Offrimi rifugio e nutrimento,» sussurrò con voce d’eco antica, «e non te ne pentirai.»
Senza esitare, gli Strappagiaccole la condussero nella loro capanna di pietra e fango. Le lavarono i piedi con acqua fresca di fiume, e le servirono il piatto che sapevano cucinare meglio: i Bichi del Pastore — una sorta di spaghettone rustico fatto in casa, cotto in una grande olla con acqua e sale sul fuoco vivo, e condito con una salsa densa, preparata con formaggi delle loro greggi, ammorbiditi con latte e impreziositi con bacche di ginepro raccolte sui pendii selvaggi di Vulci e una spolverata di pepe.
Vanth assaggiò quel cibo in silenzio. Poi, senza dire parola, sorrise. Non era soltanto un pasto: era memoria, era terra, era spirito, era un ponte tra la vita e ciò che viene dopo.
«Questo cibo,» disse infine, «è degno degli dèi. Da oggi in poi, ogni volta che un pastore cucinerà i bichi, io veglierò su di lui.»
Poi svanì nella nebbia dell’alba, lasciando dietro di sé solo una piuma nera e il profumo del ginepro.
Da quel giorno, si narra che i pastori di Vulci preparino i bichi non solo per nutrirsi, ma per ricordare gli Strappagiaccole, umili e immortali pastori che sfamarono una dea, e per onorare il misterioso legame tra la terra e lo spirito.

Storie di uomini, dei e banchetti  Lampascioni nuziali al vino cotto o miele  Oggi si celebra un evento grandioso a Vulc...
27/03/2026

Storie di uomini, dei e banchetti

Lampascioni nuziali al vino cotto o miele

Oggi si celebra un evento grandioso a Vulci: il matrimonio del nostro amico Tullio con la splendida Velia, figlia del più noto simposiarca di tutta Vulci, celebre per i banchetti sfarzosi che deliziavano le corti del lucumone Mastarna. Ieri sera, nella taverna che tanto amiamo, tra una partita ai dadi e l'altra, mentre il nostro etruschello scorreva copioso nei kantaros, io Achille e Aiace, abbiamo architettato una piccola sorpresa per il nostro caro Tullio, affinché non faccia una br**ta figura nella sua prima notte di nozze. Il nostro intento è che, entrando nella sua camera, possa trovare un piatto di lampascioni, il piatto per eccellenza dei matrimoni vulcenti.
Per preparare questo piatto degno di una festa nuziale, comincia cucinando i lampascioni in un filo di olio d’oliva, dove il calore abbraccerà e risveglierà il loro sapore unico e inconfondibile. Quando i bulbi saranno dorati e fragranti, sfuma con un vino bianco fruttato, lasciando che l’alcol svanisca, ma che i profumi inebrianti si mescolino nell’aria. Aggiungi una generosa spolverata di pepe nero, che aggiunga un tocco di vivacità, e alcune bacche di ginepro, che con la loro essenza aromatica regaleranno una nota quasi legnosa al piatto. Infine, per un tocco di dolcezza regale, completa il tutto con un delicato abbraccio di miele o mosto cotto, che avvolgerà il piatto con un sapore dolce e avvolgente, in perfetto equilibrio con la leggera piccantezza degli altri ingredienti.
Che l'amore di Tullio e Velia possa essere eterno come il gusto di questo piatto, e che il loro cammino sia dolce e ricco di felicità. Auguri e figli femmine!

Storie di uomini,dei e banchetti.Uova di qu***ia con portulaca all'aceto balsamico Dopo averle delicatamente rassodate i...
22/03/2026

Storie di uomini,
dei e banchetti.

Uova di qu***ia con portulaca all'aceto balsamico

Dopo averle delicatamente rassodate in acqua, le minuscole uova di qu***ia vengono sgusciate e adagiate in un abbraccio di aceto balsamico profumato, dove riposeranno per 5-6 giorni. In questo tempo magico, assorbiranno ogni sfumatura vellutata e avvolgente del condimento, trasformandosi in piccoli scrigni di gusto.
Al momento di servirle, fatele incontrare con una fresca insalatina di portulaca tenera, croccante e vivace: un connubio sorprendente tra dolcezza, acidità e un tocco di natura selvaggia. Un piatto semplice ma poetico, perfetto per accendere l'appetito nelle giornate più luminose.

Storie di uomini, dei e banchettiLAMPREDOTTO ALL’ETRUSCAIo sono l’ultimo cuoco etrusco, consacratodel sacro focolare di ...
16/03/2026

Storie di uomini, dei e banchetti
LAMPREDOTTO ALL’ETRUSCA
Io sono l’ultimo cuoco etrusco, consacrato
del sacro focolare di Artimino, al servizio
della dea Artuma, protettrice della cucina
nascosta e dei sapori profondi. Ogni anno,
alla fine dell’estate, la nostra civita cele-
bra la Grande Cena del Raccolto, quando la
terra restituisce ciò che le è stato donato…
e chiede in cambio il meglio che possiamo
offrire.
Quest’anno, il mio compito è preparare il pi-
atto più sacro e misterioso: il lampredotto,
cibo nato dalle viscere della bestia e amato
dagli dèi per il suo profumo antico.
Due giorni prima della cena, con la luna
crescente come guida, mi sono messo in
cammino alla ricerca del miglior prodotto.
Ho attraversato Poggio alla Malva, dove
gli spiriti della collina mi hanno offerto un
ramoscello d’alloro profetico, e sono giunto
fino al Masso della Gonfolina, antico altare
di pietra dove, si dice, la dea Thesan guardi
il mondo all’alba.
Da lì, il sentiero mi ha condotto fino a Firen-
ze, dove i discendenti dei lampredottai sacri
ancora custodiscono i segreti delle antiche
viscere. Lì ho scelto il più tenero e sapiente
dei quarti stomaci, lavato nel fiume e avvol-
to in pelli di lino, pronto per il rito.
Al mio ritorno, la civita era in fermento. I
giovani raccoglievano spezie nei boschi , ci-
polle selvatiche, salvia, alloro, gurgulestro,
aglio delle streghe, e i fuochisti preparava-
no la legna profumata: quercia, ginepro e
rametti di corbezzolo.
Sul braciere sacro del tempio, in un cal-
derone di rame battuto, ho compiuto la pri-
ma e più difficile operazione: il lavaggio del
lampredotto, che va purificato con acqua
corrente, vino e sale marino.
Poi, con gesto cerimoniale, ho preparato
il battuto rituale: cipolla, sedano (gurgul-
estro), carota, aglio, salvia e alloro, tritati
con la lama di bronzo consacrata e soffritti
nel primo respiro del fuoco.
Ho tagliato il lampredotto a sottili strisce,
come vuole l’antico codice, e l’ho unito al
battuto, sale, pepe, lasciando che i profumi
si abbracciassero. Poi ho sfumato il tutto
con un sorso di bianco gentile di Carmig-
nano.
Storie di uomini,
dei e banchetti66
A poco a poco, come insegna il rito, ho ver-
sato brodo vegetale, ottenuto da radici e
ortaggi. La cottura è durata quanto serve a
una stella per attraversare il cielo.
Quando il sole è calato dietro il tempio, la
Cena è stata servita su tavole di pietra, dec-
orate con rami di ulivo e sale grosso. I con-
vitati si sono raccolti in cerchio, e il primo
boccone è stato offerto al fuoco, in onore
della dea.
Poi, tra giocolieri, danze sfrenate e giochi di
fuoco, la notte ha preso vita.
E in quell’occasione speciale, la musica non
era affidata a uno qualunque: al centro
della piazza sacra, vestito di porpora e oro,
sedeva Stefano Cocco Cantini, il più grande
musico dell’intera Etruria. I suoi strumen-
ti, accordati secondo l’armonia delle stelle,
accompagnavano il battito dei tamburi e il
respiro della terra.
Dicono che quella notte, tra i vapori del cal-
derone, qualcuno abbia visto il volto di Ar-
tuma sorridere.

Aria nuova alla 65ª Sagra dell’Olivo di Canino: profondità, cultura e scienza nel “Canto degli Ulivi”Si è respirata un’a...
08/12/2025

Aria nuova alla 65ª Sagra dell’Olivo di Canino: profondità, cultura e scienza nel “Canto degli Ulivi”

Si è respirata un’aria nuova e intensa alla 65ª Sagra dell’Olivo di Canino, dove la Fuori Sagra – Associazione Culturale Caninese ha inserito nel suo calendario un appuntamento capace di unire conoscenza, emozione e radici: “Il Canto degli Ulivi”, tenutosi oggi 7 dicembre 2025 alle ore 11.00 presso la Società Agricola Monte Dell’Oro.

L’evento, curato da Marisa e Angelo, ha offerto al pubblico un’esperienza immersiva, sospesa tra storia, scienza e percezione sensoriale. Un viaggio attraverso altre dimensioni dell’olio extravergine d’oliva, guidato da oratori di altissimo livello, che con professionalità e profondità hanno saputo dare voce a quella cultura millenaria che lega il territorio di Canino all’oro verde.

Il primo intervento è stato affidato al Prof. Sergio Bonetti, saggista di cultura enogastronomica, che ha accompagnato i presenti lungo “Un filo d’olio lungo la storia”. Attraverso un racconto colto e appassionato, Bonetti ha mostrato come l’olio sia molto più di un alimento: un simbolo di identità mediterranea, un testimone silenzioso di civiltà e tradizioni, un protagonista nella storia sociale ed economica delle nostre terre.

A seguire, il Dott. Giorgio Crucitti, medico chirurgo e specialista in terapie integrate, ha guidato il pubblico in un sorprendente “Viaggio nel mondo dei sensi con l’olio EVO”. La sua relazione, ricca di competenza scientifica, ha svelato quanto l’olio extravergine possa essere una vera e propria esperienza percettiva: profumi, aromi, note amare e piccanti che rivelano caratteristiche chimiche, qualità, terroir. Una dimensione sensoriale che ha coinvolto i presenti, rendendo l’olio un ponte tra biologia, gusto e benessere.

La giornata si è conclusa con l’intervento della Dott.ssa Silvia Volpi, biologa nutrizionista, che ha portato al centro dell’attenzione «Dall’olio di oliva di Ancel Keys all’olio EVO dei nostri giorni. Cosa è cambiato?». Con rigore e chiarezza, Volpi ha illustrato come l’olio extravergine di oggi sia frutto di ricerca, evoluzione agronomica e consapevolezza nutrizionale. Un alimento cardine della dieta mediterranea che, grazie alla scienza, rivela sempre meglio le sue proprietà salutistiche.

“Il Canto degli Ulivi” non è stato solo un incontro culturale, ma un momento di valorizzazione del territorio e della sua eccellenza più rappresentativa. Un appuntamento che ha saputo unire tradizione e modernità, divulgazione e emozione, grazie alla competenza degli oratori e all’impegno di “Fuori sagra” Associazione Culturale Caninese.

Un esempio di come la Sagra dell’Olivo di Canino, giunta alla sua 65ª edizione, continui a rinnovarsi, mantenendo forte il legame con la propria storia e, allo stesso tempo, aprendosi a nuove prospettive.

“Un ulivo è un’identità definita, da riconoscere
e comprendere per come si muove rispetto
all’aria, all’acqua, al sole, alla terra.
A partire da questo non si tratta solamente di
fare un olio ben fatto, ma di trasferire
quell’identità, quell’anima in un’essenza che
comunemente chiamiamo olio, ma che in questo
caso assume un carattere e una valenza che
consentono un’esperienza di sublimazione dei
sensi.”
Angelo Guardini

Indirizzo

Vulci, Loc. Monte Dell'Oro
Canino

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