16/03/2026
Storie di uomini, dei e banchetti
LAMPREDOTTO ALL’ETRUSCA
Io sono l’ultimo cuoco etrusco, consacrato
del sacro focolare di Artimino, al servizio
della dea Artuma, protettrice della cucina
nascosta e dei sapori profondi. Ogni anno,
alla fine dell’estate, la nostra civita cele-
bra la Grande Cena del Raccolto, quando la
terra restituisce ciò che le è stato donato…
e chiede in cambio il meglio che possiamo
offrire.
Quest’anno, il mio compito è preparare il pi-
atto più sacro e misterioso: il lampredotto,
cibo nato dalle viscere della bestia e amato
dagli dèi per il suo profumo antico.
Due giorni prima della cena, con la luna
crescente come guida, mi sono messo in
cammino alla ricerca del miglior prodotto.
Ho attraversato Poggio alla Malva, dove
gli spiriti della collina mi hanno offerto un
ramoscello d’alloro profetico, e sono giunto
fino al Masso della Gonfolina, antico altare
di pietra dove, si dice, la dea Thesan guardi
il mondo all’alba.
Da lì, il sentiero mi ha condotto fino a Firen-
ze, dove i discendenti dei lampredottai sacri
ancora custodiscono i segreti delle antiche
viscere. Lì ho scelto il più tenero e sapiente
dei quarti stomaci, lavato nel fiume e avvol-
to in pelli di lino, pronto per il rito.
Al mio ritorno, la civita era in fermento. I
giovani raccoglievano spezie nei boschi , ci-
polle selvatiche, salvia, alloro, gurgulestro,
aglio delle streghe, e i fuochisti preparava-
no la legna profumata: quercia, ginepro e
rametti di corbezzolo.
Sul braciere sacro del tempio, in un cal-
derone di rame battuto, ho compiuto la pri-
ma e più difficile operazione: il lavaggio del
lampredotto, che va purificato con acqua
corrente, vino e sale marino.
Poi, con gesto cerimoniale, ho preparato
il battuto rituale: cipolla, sedano (gurgul-
estro), carota, aglio, salvia e alloro, tritati
con la lama di bronzo consacrata e soffritti
nel primo respiro del fuoco.
Ho tagliato il lampredotto a sottili strisce,
come vuole l’antico codice, e l’ho unito al
battuto, sale, pepe, lasciando che i profumi
si abbracciassero. Poi ho sfumato il tutto
con un sorso di bianco gentile di Carmig-
nano.
Storie di uomini,
dei e banchetti66
A poco a poco, come insegna il rito, ho ver-
sato brodo vegetale, ottenuto da radici e
ortaggi. La cottura è durata quanto serve a
una stella per attraversare il cielo.
Quando il sole è calato dietro il tempio, la
Cena è stata servita su tavole di pietra, dec-
orate con rami di ulivo e sale grosso. I con-
vitati si sono raccolti in cerchio, e il primo
boccone è stato offerto al fuoco, in onore
della dea.
Poi, tra giocolieri, danze sfrenate e giochi di
fuoco, la notte ha preso vita.
E in quell’occasione speciale, la musica non
era affidata a uno qualunque: al centro
della piazza sacra, vestito di porpora e oro,
sedeva Stefano Cocco Cantini, il più grande
musico dell’intera Etruria. I suoi strumen-
ti, accordati secondo l’armonia delle stelle,
accompagnavano il battito dei tamburi e il
respiro della terra.
Dicono che quella notte, tra i vapori del cal-
derone, qualcuno abbia visto il volto di Ar-
tuma sorridere.