Studio architettura Masetti

Studio architettura Masetti Architettura, design, arredamento, decorazione e grafica. ARCHITETTURA, ARREDAMENTO, DESIGN, PROGETTAZIONE DI ELEMENTI DECORATIVI DI COMPLEMENTO ALL'ARREDO

Sono le 6,15. Il cielo è terso con qualche pennellata qua e là di innocue nubi. L'aria pulita è ancora piacevolmente fri...
14/04/2024

Sono le 6,15. Il cielo è terso con qualche pennellata qua e là di innocue nubi. L'aria pulita è ancora piacevolmente frizzante. Questo è uno dei due appuntamenti giornalieri a cui non so più rinunciare. L'altro è in tarda serata, sovente, ormai all'inizio della notte.
Appuntamenti apparentemente costretti dalle necessità fisiologiche della mia inseparabile amica pelosa a quattro zampe.
Siamo ormai da tempo la compagnia dei quattro: il Buon Dio, Madre Natura, Holly ed io. Non c'è stagione, né meteo avverso che tenga, né festività che posponga queste uscite, soprattutto quelle dell'alba.
Spazio con lo sguardo a distanza la mia zona pedecollinare: non voglio condividere con nessuno questi momenti di intimità e di silenzio. Accetto solo le piacevoli sorprese, fatte da spauriti coniglietti selvatici, lepri danzanti, occasionali caprioli, acrobatici scoiattoli, impertinenti fagiani, aironi e cicogne in transito, formazioni di anatre selvatiche che solcano starnazzando il cielo e quella moltitudine eterogenea di volatili muti e canterini che fanno dimora degli alberi. Tutte queste sono simpatiche presenze che d'altro canto sono parte della sempre magnifica Madre Natura. In questi momenti, confesso, gli umani e tutto ciò che è rumore delle loro attività, anche solo brusio di sottofondo, non li sopporto. Voglio essere egoistico proprietario di quello spazio e di quel tempo mattutino e serale in cui posso, tacere, ammirare, godere Madre Natura, colloquiare con Dio, pensare, meditare. In quello spazio bucolico, seppur limitato, respiro libero.
Prima ti fai avvolgere dall'aria, dagli odori, poi apri gli occhi a quella immutabile-mutevole scenografia naturale, sempre uguale, sempre diversa.
E pensi a questo Eden che, seppure corrotto, ogni giorno stupisce. Sono ormai tredici anni che guardo immancabilmente quella scena e non mi stanco di ammirare le albe, i tramonti, il sole che cresce e che cala, le nubi, le nebbie, il buio mai buio, la luna in tutte le sue magiche fasi, le stelle, ma anche i lampi, le saette, la pioggia autunnale o gli scrosci più primaverili, sempre più immerso in essi. E dopo ti capita di incominciare a pensare, a ricordare, a litigare con Dio e con i Santi, col mondo intero.
Se riesci a fare tacere il cervello, le idee, la memoria, le sollecitazioni assopite col sonno notturno, ma già in agguato al tuo destarti, allora puoi farti una significativa colazione di serenità.
Successivamente, a piccoli passi e inconsciamente, introduci la mattina al quotidiano con tutto il suo variegato bagaglio di positività e negatività in quantità mai uguali e soggette anche al personale umore.
La sera, spesso sotto le stelle, invece, si fanno i conti della giornata, anticipando il momento notturno per spegnere il mondo ed il cervello per qualche ora nel necessario ed auspicato riposo.
La follia è che quel bendidio che mi prende in quei due momenti giornalieri, per contrasto mi sollecita. Sollecita il mio disamore per questo mondo sempre più e sempre peggio occupato dalla immensa tribù dei Gurdulù.
Quelli del mondo standardizzato a mo di “ikea”, il mondo dei sentimenti melensi e nauseabondi da “mulino bianco”, del perfetto pubblicitario in cui il più che ipotetico neurone dello spettatore vola via con le bollicine coca cola o con l'alata red bull, a cui fa eco l'idiota “italia … unoooo!!!” che sa di quella visibilità indispensabile per una vasta umanità dedita al virtuale, ai social, alle comunicazioni mediate e menzognere. Visibilità “tossica”, invadente, insopportabile, tanto in voga oggi. Il mondo del nulla, del drogato consumo, del magma di massa.
È il risveglio del rumore quotidiano che entra subdolamente in quella pace appena assaporata e gustata, introducendo la giornata con tutte le perverse sollecitazioni e la drammaticità degli eventi sempre più pressanti e negati, che per quanto appare sono drammatici solo se ti toccano in prima persona, o minacciano il tuo benessere, la tua tasca. Il mondo del disastro più che annunciato che si può frivolamente ignorare.
C'è il baratro difronte a noi che ha dimensioni sempre più grandi? ..., brindiamo col taumaturgico “aperì”.
Drammatico è se manca l'aperì e se a quello non deve trovarsi l'aggiunta ripetuta, “perpetuata”, di altre amene banalità che danno senso al nostro vivere inconsapevole ed incosciente, tutto il resto è un “transeunte”, “l'aperì no!” è un assoluto, irrinunciabile, esistenziale …: il nettare dei Gurdulù ...
Poi a tutto ciò, non appagati da questa degenerazione, si aggiungono il moralismo, il vittimismo, la devastante ipocrisia, faccia esibita della sulfurea menzogna, e si può andare praticamente all'infinito con cupe imbrattature.
E ripeto, la tragica inconsapevolezza dell'esistere. L'esistere è per troppi nelle cose e negli accadimenti, nella perversa “cultura” del consumo, della visibilità, dell'arrogante autoreferenzialità, del potere, della ricchezza, dell'edonismo.
E allora capita di non dare valore a ciò che è Valore: la Vita e con la Vita la Libertà.
Ma se sei un Gurdulù, non hai coscienza, non hai consapevolezza dell'esistere.
Il mondo deve girare intorno a te, alle tue necessità, al tuo arbitrio. Ti relazioni anteponendo il tuo diritto, poi parli di sensibilità che più che altro sa della succitata ipocrisia; e accondiscendere subdolamente all'altro quando questo enfatizza anche indirettamente le ragioni dei tuoi diritti o ti porta qualche patetico vantaggio.
Il pietismo diventa modo per accaparrarsi il consenso di chi è a breve distanza etica dal tuo modo di essere, ennesima frode morale dell'ego.
Si crea di conseguenza il potere-diritto, uso ed abuso sull'altro.
Così capita che mentre vai per campi e dossi, o guadi un torrentello assetato di acqua ti viene in mente che una nazione ha fatto assurgere a livello di libertà l'ab**to.
Dal sole24 ore: “La Francia è il primo Paese che decide di inserire l’interruzione volontaria di gravidanza nella propria Carta fondamentale. Con 780 voti favorevoli e solo 72 contrari, il Parlamento francese ha approvato il disegno di legge che sancisce l’inserimento del diritto di ab**to nella Costituzione del Paese transalpino. Entrambi i rami del Parlamento, l’Assemblea Nazionale e il Senato, hanno già adottato un disegno di legge che modifica l’articolo 34 della Costituzione francese per garantire il diritto della donna a interrompere volontariamente la gravidanza. Festeggiamenti in tutto il Paese con gli attivisti per i diritti della donna che attendevano l’approvazione della misura promessa dal presidente francese, Emmanuel Macron, che afferma soddisfatto: “l'ingresso di una nuova libertà nella costituzione...”. E di lì a poca distanza di giorni sembra che il parlamento europeo voglia condividere questo “valore” e farlo diventare proprio dell'intera UE. Puoi legiferare laicamente su eventi dolorosi, puoi creare soluzioni transitorie per risposte urgenti che non possono ottenere immediata soluzione, ma non puoi chiamare libertà e valore la soppressione della Vita. Ed è assurdo che, chi crede nell'ampliamento delle libertà in una ottica perequativa del benessere, non capisca la follia di creare valore intorno ad una soppressione di libertà originale: il diritto di esistere. Mi ripeterò all'infinito probabilmente in perfetta solitudine ma come ormai mio solito non me ne può fregare di meno: come si può pensare un valore costituzionale l'ab**to (vale altrettanto per il divorzio e per l'eutanasia)? Il problema, laicamente parlando, non è il regolamentare materie delicatissime, ma attribuire ad un incidente di percorso, VALORE: è come se, andare a sb****re contro un ostacolo, cadere in un burrone, schiantarsi in auto o in moto, o qualsivoglia altro incidente traumatico e drammatico, per tutto questo, si emanasse una legge che ne attribuisse un VALORE DI LIBERTÀ.
Me lo chiedo da convinto progressista, me lo chiedo come lo chiederebbe ancora oggi Bobbio.
Dove sono andati a finire la : “LIBERTE', EGALITE', FRATERNITE'”? Personalmente intendo che questa legge (e non solo questa …) le tradisca nel loro significato più profondo.
Mia personale idea è quella di immaginare ogni uomo al centro di circonferenze di ugual diametro (EGALITE') che definiscono il diritto, ma anche il limiti, il perimetro, entro il quale esercitare la libertà (LIBERTE'), che non può mai essere di meno e di più di ogni altra libertà umana, che non può mai invadere la libertà altrui se non facendo decadere il concetto di uguaglianza. La prossimità di ognuno di noi rispetto agli altri è la necessità di sopravvivenza che ci rende essere sociali e ci pone nella relazione di fratellanza (FRATERNITE') che parla non solo di vicinanza fisica, ma ci pone nella condizione costruttiva di solidarietà. E qui prendo a prestito una definizione etimologica: “La solidarietà è il sostegno reciproco, al modo in cui ogni parte di un solido è retta e tenuta salda da tutte le altre: nessuna si ritrova sola nel vuoto. La solidarietà è quindi la compattezza del corpo sociale, il suo essere massiccio - e ci spiega che la forza di un corpo sta nella sua coesione. Coesione che si esprime innanzitutto nella mutua assistenza, in una fratellanza che scaturisce dalla coscienza di far parte di un uno.”
Quindi il prendersi cura l'uno dell'altro senza mai fare azioni che opprimano o limitino l'altrui libertà, nella consapevolezza che il mio benessere è strettamente in relazione col tuo benessere (reciprocità). Di fatto proprio la mancanza di coesione sociale, di solidarietà, di prossimità è la causa se non unica, principale, di quegli accidenti devastanti di percorso che sono l'ab**to, l'eutanasia, la separazione.
Affermandoli come valori l'umanità non progredisce.
Non si vince si perde: non è emancipazione.
Emancipazione è non dover parlare di genere, ma di persone che hanno un portato di diversità, che hanno uguali diritti e doveri e che non subiscano discrimini, violazioni e violenze.
È riportare al centro l'evento procreativo, il valore di esso e la tutela sempre più stringente di colei che biologicamente ne è la portatrice: questi sono valori.
Il valore è il diritto alla vita, il diritto all'esistere. Una laicissima sacralità della vita, evento unico e irripetibile.
Queste leggi che certo femminismo le pone come conquiste, sanno di un subdolo potere maschilista che scarica sulla donna sia le conseguenze fisiche, ma anche morali, di scelte che in nome della propria autodeterminazione, la lasciano unica responsabile ed in profonda solitudine. Quali responsabilità si prende l'uomo quali prezzi pratici e morali si assume?... “mariuoli” ipocriti e “benpensanti”, si dileguano dietro una solidarietà di facciata ...
Solo tutelando la Vita con essa si tutela la Libertà nel senso più alto di rispetto dell'individuo, dal progetto che è innegabilmente già Vita, alla sua realizzazione nella nascita e al suo futuro percorso nell'esistere fino al raggiungimento e compimento del percorso nella morte.
L'esistere è un valore: nessuno può diventare arbitro dell'esistenza di un altro.
L'ab**to è arbitrio, è potere dell'uomo sull'uomo.
O si è coerenti o si sconfina nell'abuso di libertà anticamera della peggiore violazione-violenza, quella che apre le porte all'assolutismo dell'io illiberale, ed autoritaritario che prefigura la dittatura dell'ego discrezionale e discriminante.
Progressista è essere contrari a qualsiasi selezione che determini il diritto o meno di esistere di un altro nostro simile, accettando anche le esistenze più deprecabili, combattendo parimenti le legislazioni che autorizzano la pena di morte.
Come si può essere a tutela dell'ambiente se non tuteliamo chi lo deve abitare?
Come si può parlare di tutela delle biodiversità vegetali, quando poi per l'uomo si banalizza l'evento procreativo.
Perché allora non ipotizzare una sterilità, anche transitoria, maschile o femminile, scelta e procurata, atta a prevenire (… purtroppo non le violenze sulla donna, che ab**to o non ab**to, rimarranno se nella mente dell'uomo-maschio non avverranno stabili rivoluzioni “comportamentali”...), le eventuali conseguenze drammatiche di violenze patite.
Ma anche per gli esiti accidentali di rapporti sessuali occasionali e/o non finalizzati alla procreazione, senza addivenire così a successive soluzioni abortive. In questo caso si potrebbe evitare l'evento casuale, dando contemporaneamente la dovuta importanza all'atto cosciente e consapevole di trasmissione della vita.
Allora si deve privilegiare la tutela costituzionale in difesa delle condizioni di maggiore fragilità, vulnerabilità, debolezza, di chiunque viva queste condizioni.
Il dolore, la disperazione, l'abbandono, la solitudine, la povertà, l'ambiente ostile e violento, le miserie materiali ed immateriali, la coscienza vacante, minano la Vita preferendo la Morte propria o la soppressione della Vita, di una nuova esistenza.
Ecco allora che al di là di personali scelte etiche o di fede, l'errore è dare forma di valore a ciò che non lo è.
Per tutti coloro schiavi di ottundimento fanatico, fazioso, di parte, anche se ciò lo ritengo un problema altrui, non voglio dare loro l'alibi di essere messo nella colona dei cattivi insensibili agli eventi dolorosi, quali aborti clandestini, o unioni deflagranti, o la disperazione di colui che vuole concludere la vita anzi tempo per disperazione, io mi fermo laddove si confondono le cose, i rimedi con i VALORI e si vuol far passare una legislazione transitoria non risolutiva con un VALORE UNIVERSALE DI EMANCIPAZIONE SOCIALE. Dico che così il mondo è destinato all'autodistruzione.
Risolviamo i problemi e allora progrediremo.
Vale così per la “separazione” che è l'opposto di unione e se si prende buona la definizione “l’uomo è per natura essere socievole”, tutto ciò che è divisione contrasta con la vocazione naturale e dichiara la divisione un fallimento, un accidente che vede nell'unione stabile il Valore che edifica, che è utile alla società e produce positivo progresso.
E per stare con argomenti follemente correlati parliamo di certa genitorialità.
Passiamo dalla eliminazione della vita all'appropriazione indebita sulla vita, la taciuta mostruosità della proprietà basata su un insano desiderio biologico-patologico, di trasmissione genetica.
I diritti dei bambini vengono sempre prima di qualsiasi desiderio degli adulti: quindi il soggetto che deve essere tutelato e privilegiato è il bambino nessuno può accreditarsi diritti di alcuna natura su di esso, neppure i genitori. La condizione di maternità e paternità cosciente, consapevole e responsabile è quella che dà e non quella che può e si appropria di questa realizzazione umana in itinere che è il bambino in tutte le sue fasi di crescita.
La sua dipendenza economica, fisica, educativa ed affettiva, non costituiscono diritto sulla persona: l'autorità genitoriale si esprime nell'essere responsabili del nuovo progetto umano che deve essere portato a compimento con la realizzazione finale di un nuovo soggetto autonomo e libero nelle scelte e nelle decisioni.
Termino lo sproloquio con una banale annotazione: ogni giorno passano in TV pubblicità della “Lega del filo d'oro” o “telethon” in cui ci mostrano bambini con paurose disabilità, affetti da malattie rare. Chiedo al sopravvissuto lettore, hanno diritto di esistere? (domandatelo a voi stessi …)
E coloro che ci richiamano alla solidarietà nei confronti delle disabilità genetiche, spesso volti noti al pubblico, perché non prendono una chiara e dichiarata posizione sulla tutela della VITA. E così vale per chi ha avuto la sfortuna di arrivare fin qua e per sbaglio dovesse condividere la mia opinione. Invece di apporre un ditino in su perché non prova a divulgare il VALORE della VITA e del diritto alla VITA, ad una BUONA VITA che parli di fatto di LIBERTA' e rispetto della LIBERTA' DI ESISTERE.

NONDESISTO53

P.S.:
La Costituzione
Parte I
Diritti e doveri dei cittadini
Titolo II
Rapporti etico-sociali
Articolo 31
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo [cfr. art.37]

La Costituzione
Parte I
Diritti e doveri dei cittadini
Titolo III
Rapporti economici
Articolo 37
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

LEGGE DEL 22 MAGGIO 1978, N. 194 TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITÀ E INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA
ART. 1
Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’ab**to sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

Non amo l’entropia attuale delle forme, non amo l’architettura che non è influenzata dalla sua collocazione geofisica, n...
10/03/2021

Non amo l’entropia attuale delle forme, non amo l’architettura che non è influenzata dalla sua collocazione geofisica, non amo pensare che un minareto ed una torre medioevale siano la stessa cosa perché entrambi hanno uno sviluppo verticale. Ritengo che le forme devono rivestire una funzione e comunicare attraverso un “linguaggio”(…) l’uso ed il significato che esse sottendono, che nel tempo è stato ad esse riferito, o che in una nuova codificazione si dovrà ad esse assegnare.
I segni quindi devono avere una chiarezza espressiva e devono avere anche un indispensabile collegato al territorio di carattere socio-culturale.
In termini esemplificativi, i segni devono identificare e diversificare una scuola da un teatro, un luogo di culto da un municipio, un grande magazzino da un museo ed a ognuno il dover collocarsi “correttamente” in ogni specifico contesto ambientale. Quindi mi sono divertito senza troppe pretese e approfondimenti, ad ipotizzare dei ridisegni di architetture destinate al culto facendo riferimento al territorio italiano in cui esse dovrebbero collocarsi (ambiente rurale, ambiente urbano, marino o montano, alpino, mediterraneo, collinare, pianeggiante, ecc.) e la "cultura" del luogo. Mi sono posto il problema dell’immediato percepito dell’involucro scenografia che anticipa il vero e proprio luogo di culto.
Da lì non solo forme, ma colori, materiali e contrasti non traumatici (il riferimento è, ripeto, al tessuto ambientale storico, artistico e naturalistico italiano che è assai delicato a causa di “riferimenti” che si sono sedimentati nel tempo)
È la costruzione di quinte scenografiche che occultano l’oggetto chiesa ridisegnato sulle nuove specifiche liturgiche che il committente dovrà stabilire.
Quinte codice, riferimento univoco ad un uso, che risponda a segni umanamente memorizzati che significhino la vocazione dell’oggetto architettonico da esse anticipato .
È come se all’interno di una abbazia sventrata di cui sono rimasti in piedi alcune porzioni “significative” si ricostruisse il nuovo luogo di culto più rispondente agli attuali dettami della Chiesa, funzionale ai mutamenti liturgici, agli usi e alle “consuetudini” recenti.
Per secoli i progettisti hanno dovuto operare all’interno di tipologie e riferimenti culturali e liturgici molto rigidi: oggi attraverso una anarchica e “democratica” progettazione in cui si rimarca nella illeggibilità o povertà culturale, la mancanza di un disegno ideale di riferimento, si sono persi troppo spesso segni e simboli identificativi che chiariscano immediatamente la funzione e gli usi a cui la chiesa è destinata.
Quindi incominciando dai segni inequivocabili esteriori, ad esempio fronte e campanile, giungere alla progettazione vera e propria del tempio secondo un “tema” ben specificato dal committente, entro il quale ricondurre e incanalare la creatività del progettista.
MASO53

01/03/2021
Roberto CudaGiornalistaAMBIENTE & VELENI- 13 FEBBRAIO 2021Bosco verticale, si fa presto a dire sostenibile. Le mie doman...
15/02/2021

Roberto Cuda
Giornalista
AMBIENTE & VELENI
- 13 FEBBRAIO 2021
Bosco verticale, si fa presto a dire sostenibile. Le mie domande sui costi ambientali dei grattacieli
Si era accennato all’argomento nell’ultimo post, tanto vale affrontarlo. Anche perché sembra ormai opinione comune che un albero al ventesimo piano abbia la stessa sostenibilità di uno in piena terra. Ma soprattutto rischia di essere conteggiato come spazio verde nei progetti di riqualificazione urbana, giustificando nuovo cemento. Ovviamente parliamo di lui: il Bosco verticale nel quartiere milanese di Porta Nuova, edificio pluripremiato a livello internazionale e icona globale di biodiversità urbana, a firma dell’archistar Stefano Boeri. Difficile non vederlo apparire, in splendide angolazioni, ogni qualvolta si parla di città sostenibili. E ora non lontano potrebbe sorgere l’orto botanico verticale, stessa firma, e chissà cos’altro. Quello dell’albero in sospensione è una vera e propria moda (o mania) onnipresente nei masterplan dei nuovi progetti, come un marchio di garanzia.
I numeri sono impressionanti. Sulle due torri di 80 e 112 metri campeggiano 800 alberi, 15.000 piante perenni e 5.000 arbusti. Non sto a snocciolare i dati sulle tonnellate di CO2 assorbite a sull’ossigeno immesso in atmosfera, nonché sulla fauna insediata stabilmente sulle pareti verdi – centinaia di esemplari tra insetti e uccelli – con buona pace dei proprietari. Ma basta fare un giro sul web per trovare migliaia di articoli sui benefici ambientali dei boschi verticali, con misurazioni in lungo e in largo della qualità dell’aria. Quasi meglio del bosco vero.
Non troverete nulla invece – io almeno non l’ho trovato, ma sono pronto ad essere smentito – sui costi (sempre ambientali) di questi giganteschi manufatti. Tra i pochissimi, ce lo ricorda un articolo di Lorenzo Vagaggini, dottore forestale che reclama, appunto, la mancanza di convincenti analisi costi-benefici. Tutti guardano al risultato ma nessuno a ciò che viene prima e dopo, ossia costruzione e manutenzione. Non è un dettaglio, come sa bene qualunque professionista del verde. Senza arrivare a conclusioni mi limito a porre qualche domanda, in attesa di valutazioni esaurienti.
1 – A quanto ammontano le emissioni di CO2 e di altri inquinanti generati dalla costruzione dell’intero complesso? E’ noto che gli edifici in questione non rispondono a un reale bisogno abitativo, visti i prezzi al metro quadro e il target decisamente alto di clientela, senza contare le centinaia di abitazioni sfitte di pari fascia. E il settore del cemento e dei materiali di costruzione è di gran lunga tra i più inquinanti.
2 – Qual è l’impatto della costruzione, trasporto e installazione dei rinforzi alle pareti e alle strutture portanti per reggere le alberature? E non parliamo di varietà nane, ma di alberi che potrebbero tranquillamente superare i due piani di altezza.
3 – Qual è l’energia – e relative emissioni – impiegata per pompare l’acqua a tutti i piani?
4 – Qual è l’effettivo bilancio idrico complessivo? Sia pure utilizzando le acque grigie, che coprono gran parte del fabbisogno, è noto che la terra in vasca ha bisogno di ben maggiore idratazione rispetto al normale substrato del suolo.
5 – Qual è l’impatto complessivo delle potature? Il video dei bravissimi “flying gardeners” sospesi con le cesoie è suggestivo, ma dubito che tutti si risolva in qualche leggere spuntatina. Propendo invece a immaginare quintali di sfalci e legname che dovranno essere sminuzzati, trasferiti a terra e caricati per il trasporto e lo smaltimento.
6 – Qual è l’impatto della rimozione e sostituzione delle piante, fisiologico dopo alcuni anni? Ognuno può intuire cosa significhi asportare e sostituire un albero a cinquanta o cento metro di altezza e l’inevitabile movimento di personale e di mezzi pesanti.
7 – Concimazioni e necessari trattamenti fitosanitari. Prelevate dal loro ambiente naturale, le piante hanno bisogno di concimazioni periodiche e di maggiori interventi per fronteggiare parassiti e patologie. Come vengono effettuati tali interventi? Con quali sostanze? Qual è il bilancio energetico di somministrazioni che, lo ripetiamo, devono essere effettuate su oltre 20.000 vegetali?
8 – Qual è “l’effetto rimbalzo” – e il correlato consumo di suolo – di tutte le attività di cui sopra? La sola costruzione di un grattacielo, per quanto verde e di fascia alta, comporta una serie di azioni “di rimbalzo” in termini di traffico, strade, parcheggi, servizi e infrastrutture di ogni genere, che consumano suolo e energia.
Come sempre si fa presto a dire sostenibile. Si tratta, ancora una volta, di dare il giusto peso alle parole e non certo di smontare un’icona dell’architettura. Per questo servono analisi complete e indipendenti, senza le quali si rischia di confondere facilmente marketing e realtà.

06/02/2021
studio di seduta
22/10/2020

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un gatto nero, il bidone Campbell soap della Simon Gavina, omaggio ad Andy Warhol, è l'immaginario manifesto de "le chat...
20/10/2020

un gatto nero, il bidone Campbell soap della Simon Gavina, omaggio ad Andy Warhol, è l'immaginario manifesto de "le chat noir" del terzo millennio

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11/04/2020

sono passati 32 anni: tutti i progetti in concorso erano disegnati a mano, non vi erano ancora i "rendering". Il linguaggio della rappresentazione grafica era affidato alle assonometrie e alle prospettive (oltre alle rappresentazioni tecniche di piante e sezioni) che vivevano delle personali conoscenze in materia di tecnologia, architettura, urbanistica. La magnifica informatizzazione invece di creare e costringere a un maggiore sforzo di coscienza e conoscenza, per aprirsi a soluzioni rispondenti ai temi e problemi da svolgere e a cui dare corrette soluzioni, ha creato solo stupidi formalismi vuoti demandati alle competenze e conoscenze altrui. E' la distanza che c'è tra Gaudi e Frank Gehry ... e all'ignoranza del pregresso sociale, storico, culturale e semiologico

è il mondo degli umarell ...
07/02/2020

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Castel San Pietro Terme
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