27/04/2026
IN CHIUSURA DELLA MILANO DESIGN WEEK
Alcune mie considerazioni raccolte da Maria Grazia Gispi, rispetto a un’edizione che rischia di segnare uno spartiacque negli equilibri tra Salone e Fuorisalone – secondo una direzione che certo si era già delineata nel post-Covid ma che quest’anno si è dispiegata in tutta la sua criticità.
E’ evidente il dilagare sempre più prepotente del Fuori Salone non solo per il design di ricerca e emergente - come era all’origine - non solo come attrattore di altre aree merceologiche: dal car design, alla moda (50 eventi listati con tutte le relative code), senza dimenticare anche il segmento food quest’anno alla ribalta, ma è chiaro come anche l’aspetto business si sia ormai spostato in gran parte in città, con l’uscita di molti dei grossi gruppi dell’arredo dal circuito della fiera ufficiale.
Una Fiera più snella e visitabile, che in ogni caso deve continuare a ripensare ai propri contenuti se vuole continuare ad essere attrattiva, al contrario un Fuorisalone ormai ingestibile per gli operatori di settore: troppo democratico da una parte (code, code, code per tutti gli eventi pubblici), viceversa troppo elitario dall’altra (non entri se non hai un invito riservato o un appuntamento schedulato).
In questo contesto grande assente spesso è stato il progetto/prodotto : tra operazioni di styling e re-styling dei brand di settore, operazioni di comunicazione di altri settori, interventi artistici spesso un po’ fini a sé stessi, mi porto a casa il sapore di “qualcosa che manca” – non in senso nostalgico, ma anche come riflessione su come sarà il futuro.
Da parte mia con il nuovo sistema per Manerba Evolving Office, ho cercato di proporre una lettura contemporanea sui nuovi scenari ibridi tra lavoro e ospitalità, in una situazione in cui il futuro sicuramente è incerto per cui il nostro impegno deve volgere anche a creare sistemi che possano essere facilmente adattabili.