Antonella Pratesi Antichità

Antonella Pratesi Antichità Antiquariato, oggettistica, curiosità, bigiotteria vintage, giocattoli, vecchie decorazioni di Nata

ROMALe avventure, le esperienze, i viaggi andrebbero descritti e fermati nell’immediatezza, non c’è dubbio, altrimenti s...
12/06/2026

ROMA

Le avventure, le esperienze, i viaggi andrebbero descritti e fermati nell’immediatezza, non c’è dubbio, altrimenti si rischiano di perdere le emozioni a caldo e di veder svanire tanti piccoli dettagli. Ma quando si parla di una città come Roma è quasi inutile. Roma, Roma è il tipico posto che tutti pensano di conoscere – me compresa – perché magari ci sono stati più di una volta, ma spesso si tratta di una conoscenza illusoria. In passato l’ho frequentata tanto sia per lavoro che per altri motivi: ho partecipato a più di una mostra a Villa Borghese, avevo un caro amico che stava a Trastevere e che andavo a trovare spesso, e a volte ho fatto delle rapide scappate per qualche acquisto in case private o per puro piacere. Eppure, mai come in questo breve viaggio primaverile mi sono resa conto che è impossibile abbracciare Roma, se non ci vivi. E’ talmente grande, talmente varia, talmente f***a di gente, di scorci e dettagli, di storia e di storie che tutto ciò che riesci a trattenere sono dei frammenti, dei pezzi che si incastrano in un mosaico che non sarà mai completo. Quello che è rimasto dei miei tre giorni a Roma – e che credo resterà a lungo nella mia memoria – è la piccola storia di oggi, da condividere con voi.

Frammento N°1 – Il Colosseo
Sembra un classico, vero? Si va a Roma a vedere il Colosseo. Un tempo, forse, ma oggi non è così semplice. Ottenere i biglietti per visitare il Colosseo è diventata un’impresa da non tentare se avete i nervi fragili, eppure in qualche modo ce l’abbiamo fatta. Quello che resta non è tanto la monumentalità né l’immaginario hollywoodiano che ti fa vedere i leoni, i gladiatori, i martiri cristiani e l’imperatore con il pollice dritto o il pollice verso, ma il calore del sole sulle pietre, uguale nei secoli, il vento che soffia fresco tra gli archi e quel lento, ipnotico girare intorno all’anello della cavea insieme a centinaia di altri pellegrini, immersi nella meraviglia e nei propri pensieri, come in un gigantesco rito collettivo.

Frammento N°2 – La Galleria Doria Pamphilj
Anche lei ce la siamo duramente conquistata. Il centro della città era bloccato dal giro d’Italia, e raggiungerla è stata un’odissea che non vi racconterò, perché dei viaggi alla fine resta solo il bello, e gli inconvenienti che lì per lì ti hanno fatto ve**re il malumore nel ricordo si trasformano in risate. Appena varcati i cancelli, dal caos di via del Corso si entra veramente in un altro mondo. Il cortile quieto con le piante d’arancio e la fontana silenziosa e fresca, la sala da ballo, i preziosi velluti genovesi, i mostri marini… lo splendore di Roma in un palazzo privato, con gli specchi che riflettono all’infinito una pinacoteca rimasta intatta da quasi quattro secoli… e alla fine di tanta bellezza, l’immagine rubata da una porta semi aperta della vasca da bagno di Mary Talbot, l’aristocratica inglese che incontrò il suo principe Filippo Doria Pamphilj durante la cerimonia d’incoronazione della regina Vittoria, e che fu tanto amata dal popolo romano per la sua eleganza e per le sue opere benefiche. Un sogno per chiunque, un salottino pompeiano con uno specchio centrale d’acqua color giada, ancora vissuto, ancora abitato, come in una fiaba.

Frammento N° 3 – La Basilica di Sant’Agostino
San Luigi dei Francesi con i suoi celeberrimi quadri di Caravaggio la conosco bene, e certo non ti lascia indifferente… ma la Basilica di Sant’Agostino? La chiesa ufficiale delle cortigiane che accoglie le donne perdute e quasi le celebra, con quella commovente Madonna del Parto che proprio una madonna non è, perché pare che il Sansovino l’abbia realizzata partendo dai resti di una statua romana, e che ancora, circondata da fiocchi azzurri e rosa, dopo secoli raccoglie le preghiere e i ringraziamenti delle partorienti di Roma, quella chiesa ci ha lasciate tutte in silenzio e a bocca aperta. Soprattutto quando attraversi la navata, illumini una nicchia e si rivela la stupefacente Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, così umana e ieratica allo stesso tempo, che accoglie due vecchi stanchi dal viaggio e coperti di polvere, proprio come noi, proprio come tutti noi quando arriviamo alla fine del nostro vagare. E’ tutto così umano in quella basilica, il parto, le cortigiane, i pellegrini e la stessa modella di Caravaggio, una celebre pr******ta del tempo, che sacro e profano si confondono e il divino lo percepisci a due passi da te. Eravamo dieci donne e non volava una mosca.

Frammento N° 4 – L’isola Tiberina
E’ stato il nostro saluto a Roma, e mi sembrava di essere a Parigi, sull’Ile Saint-Louis, a fare la coda per un’inutile gelato da Berthillon – a Firenze sono molto più buoni 😉 – in una giornata primaverile altrettanto incantata. Dalla prua della barca di Esculapio – una delle tante leggende tra storia e fantasia in cui a Roma si inciampa ogni tre passi – ci siamo congedate da questa città faticosa, splendida e soprattutto inconoscibile tra il fruscio dell’acqua, lo stormire delle fronde verdi e il rimbombo del cannone sul Gianicolo. E’ stato un arrivederci perfetto.

Frammento N°5 – Porta Portese
L’ho lasciato per ultimo, perché qui si esce dalla poesia e si entra nella mia sfera pubblica, quella del lavoro. Da tanti anni ormai il mercato di Porta Portese non è più quello di un tempo, quello dei robivecchi che scaricano all’alba e dai quali si può sognare di concludere un affare che ti farà brillare gli occhi, quindi non mi sono sorpresa di trovare un’infinita distesa di banchi di vestiti, scarpe, borse e bigiotteria dozzinale spacciata da mercanti di tutte le razze che si possano immaginare. Però, però… la caccia quando è difficile può essere anche più divertente. A guardare bene, ad allungare gli occhi, ancora qualcosa si trova: piccoli angoli gestiti da nord africani che recuperano gli scarti o da vecchie volpi dell’antiquariato sulla breccia da sempre, con i quali non è difficile trovare un linguaggio comune. E quindi, come al solito qualcosa ho portato a casa… ma lo so che non avevate dubbi in merito 😆 Oggi vi faccio vedere soltanto l’oggetto più divertente e insolito, quello che apre la carrellata di fotografie: è un “barometro” di porcellana a forma di asino, prodotto in Giappone intorno agli anni ’30 per il mercato estero. Ho scritto barometro tra virgolette perché è evidente che si tratta di uno scherzo, di un oggetto inventato per strappare una risata. Dal posteriore dell’asino spunta infatti una piccola coda di spago, e le istruzioni in inglese ci spiegano come adoperarla:

Se la coda è secca, bel tempo
Se è bagnata, piove
Se si muove, tira vento
Se non si riesce a vederla, c’è nebbia
Se è gelata, fa freddo
Se cade, c’è un terremoto in corso…

Io l’ho trovato adorabile, ed è miracoloso che sia arrivato fino a qui – viaggio in treno compreso – senza neanche una sbeccatura. E’ alto cm 13 ed è in vendita ad € 70,00 di puro divertimento, solo per persone spiritose che amano questo genere di “trinkets”, che detto in inglese suona decisamente meglio di “aggeggi” 😆

Il mio “reportage” finisce qui, un po’ in ritardo ma ve lo dovevo, e soprattutto lo dovevo alle mie compagne d’avventura e a Cristina che compiva gli anni e ci ha coinvolto in quest’ennesima avventura… grazie quindi a Daniela, Lorenza, Lucia, Paola, Silvana, Quirina e in particolar modo a Elena che ci ha supportato e sopportato oltre l’umana pazienza 😇😄… siete state tutte fantastiche, ognuna con il suo stile personale, e per merito vostro questi frammenti di Roma me il porterò sempre nel cuore!

Buon fine settimana, amici miei, un abbraccio a tutti! 🤗❤

P.S. Un bonus speciale nell’ultima foto… notate lo sguardo di sconforto sul bus domenicale strapieno 😂😂

Buongiorno a tutti e buon mercoledì, a questo punto direi che con anatre, anatrine e paperelle siamo a posto per un bel ...
10/06/2026

Buongiorno a tutti e buon mercoledì, a questo punto direi che con anatre, anatrine e paperelle siamo a posto per un bel po’, e che sia l’ora di tornare alle cose serie…

Maglia dorata a tre fili e agata color lavanda, è molto probabile per certi dettagli, come la chiusura a moschettone e i due elementi decorativi scorrevoli, che questa bellissima collana vittoriana sia stata ricavata da una catena da tasca per orologio femminile. Io non sono obbiettiva perché la adoro – anche se come al solito non so fotografarla 😅 – ma la trovo elegantissima ed estremamente attuale nonostante tutto il fascino di un gioiello antico.

E’ lunga cm 39, costa € 150,00 e la lascio al vostro giudizio, certissima che chi la sceglierà non potrà che esserne piacevolmente sorpreso perché è un oggetto davvero raffinato…

Un abbraccio a tutti! 🤗❤

Eccoci qui. Inesorabile, è arrivato di nuovo il venerdì, e so che vi spetterebbe una storia… invece non ce la faccio, no...
05/06/2026

Eccoci qui. Inesorabile, è arrivato di nuovo il venerdì, e so che vi spetterebbe una storia… invece non ce la faccio, non se ne parla proprio. Sono qui dopo due caffè che guardo il computer con aria ebete, attraversata dai flash di quello che è successo negli ultimi sette giorni. Decine di chilometri a piedi sotto un sole quasi da canicola. Momenti di bellezza pura da lasciarti senza fiato. Digiuni alternati ad abbuffate pantagrueliche. La serranda del negozio che decide di rompersi proprio durante il ponte del 2 di giugno. Risate e momenti di sconforto. Casse da caricare, casse da scaricare, e persone impazienti che suonano il clacson. Improperi – i miei – non proprio signorili. Clienti che entrano ed escono, pacchi da spedire, tornare a casa trascinando i piedi, con il rischio di addormentarsi prima di cena… mi fermo qui. Se mi riprendo – e non è certo, data l’età 😆 – vi racconto tutto la prossima settimana.

Oggi tutto quello che riesco a fare è insistere con le anatre 😂🤪: questa volta in ceramica, quella blu è una salsiera completa di mestolo e costa € 35,00, quella bianca è semplicemente una scatola, e costa € 30,00… una prece per me, mandatemi tutte le vostre energie positive, e certamente tornerò in forma al più presto 😄❤

Buon fine settimana, un abbraccio a tutti! 🤗❤

Visto che i segnaposto con le anatre vi sono piaciuti tanto – e soprattutto visto che sono una ragazza davvero fortunata...
03/06/2026

Visto che i segnaposto con le anatre vi sono piaciuti tanto – e soprattutto visto che sono una ragazza davvero fortunata – ecco che cosa ho in serbo per voi in questo primo mercoledì di giugno caldo e umido come nella migliore tradizione fiorentina…
Questa volta si raddoppia, non sono sei, ma ben dodici segnaposto, ancora nella loro scatola e ognuno raffigurante un animale diverso: cani, beccacce, fagiani, lepri e conigli, anatre, volpi, cinghiali e persino un pesce… la selvaggina del bosco al completo!

Sono tutti in metallo argentato, mai adoperati e in ottime condizioni, in vendita a € 150,00 per il set intero.

Buon mercoledì, un abbraccio a tutti, e pensate a come sarà fortunato chi se li aggiudicherà, che ha già i segnaposto perfetti per la tavola di Natale! 😅😱🤗❤

DOVE SONO STATA DOMENICA SCORSACi sono giorni che non ti sembra di lavorare. Ci sono domeniche talmente belle e perfette...
29/05/2026

DOVE SONO STATA DOMENICA SCORSA

Ci sono giorni che non ti sembra di lavorare. Ci sono domeniche talmente belle e perfette, con il cielo terso e la luce così pulita da disegnare per terra ombre nerissime, che non ti pesa alzarti presto. Fa caldo, è un anticipo d’estate, ma senza la foschia umida che affossa Firenze sotto la canicola: anzi, la brezza è fresca, e qualche piccola nuvola corre qua e là per l’azzurro. Ci si veste leggeri e si va.
E’ un posto dove non sono mai stata. Ce ne sono in ogni città, anche quando ci si illude di conoscerle come le proprie tasche: perché le città non sono mai immobili, cambiano aspetto al ritmo delle generazioni… piuttosto siamo noi – io di sicuro 😅 – che invecchiando diventiamo più pigri, e ci perdiamo i cambiamenti.

Del Parco d’Arte Pazzagli avevo già sentito parlare e mi aveva incuriosito soprattutto perché sapevo che era nato da un’iniziativa privata, dal desiderio dello scultore Enzo Pazzagli di realizzare il proprio museo personale a cielo aperto. Da ex moglie di uno scultore so bene quanto questo sia il sogno segreto di ogni artista, ma riuscire a portarlo sul piano della realtà è tutto un altro paio di maniche… Enzo Pazzagli ci è riuscito con determinazione, e anzi ha fatto anche qualcosa di più: ha trasformato una collezione d’arte permanente, che rischierebbe di diventare nel tempo l’ennesimo luogo “immobile”, in uno spazio aperto a mille iniziative che contribuiscono a tenerlo vivo. L’occasione che mi ha convinto ad uscire di casa di domenica mattina per prendere due piccioni con una fava – lavorare e divertirmi in un luogo che desideravo visitare da tempo, in sintesi 😉 – è stata l’idea di organizzare uno svuota cantine al Parco d’Arte Pazzagli… se mi conoscete un po’, sapete che mi sarebbe stato impossibile oppormi a questo doppio richiamo irresistibile 😆

Sapevo che sarebbe stato uno svuota cantine speciale, e non sono rimasta delusa. L’atmosfera da frenetica caccia al tesoro è sempre la stessa, ma vedere i banchi allestiti su un prato verdissimo in mezzo alle sculture e all’ombra di centinaia di cipressi veramente maestosi è un’emozione in più che non ha niente a che vedere con il lavoro. A ogni angolo ti aspetta una sorpresa diversa, tanto che non sai più dove guardare, se la casa di bambola completa di tutti gli arredi in equilibrio precario su un banco, l’alieno sorridente di lamiera di ferro che sbuca in mezzo a un prato o la scatola piena di orecchini vintage su cui ancora nessuno ha messo le mani … è frastornante, è una festa, è una gita, finalmente. C’è il sole, fa caldo e intanto continui ad accumulare piccoli acquisti euforici, gli oggetti nostalgici, dimenticati e buffi che si possono scovare in uno svuota cantine – qualche immagine la troverete in fondo al post – finché non viene il momento di una sosta al bar. E una volta rifocillati e terminato l’ultimo giro – perché un giro finale va sempre fatto, non si sa mai che ti sia sfuggito qualcosa 😉 – proprio davanti all’uscita, quando stai per avviarti alla macchina, ecco l’ennesima sorpresa che ti lascia a bocca aperta: un capannone a vista dove dormono ammucchiati uno sull’altro manichini, maschere del Carnevale di Viareggio, stampi di resina, braccia, gambe, sezioni di progetti mai finiti, tutto mescolato in un’affascinante, spettrale confusione. Torni a casa sovraccarica di oggetti e di stimoli visivi, di aria, di luce e di caldo estivo. La penombra fresca del corridoio ti acceca per un attimo, e mentre ti spunta un sorriso lo pensi di nuovo: ci sono giorni che non sembra di lavorare! 😉❤

Buon fine settimana, amici miei, se ne avete il tempo cercate anche voi un posto nuovo da visitare, magari proprio nella vostra città… un abbraccio a tutti! 🤗❤

Non so com’è da voi, ma qui a Firenze fa talmente caldo che queste anatrine le vedrei bene in uno stagno, e mi verrebbe ...
27/05/2026

Non so com’è da voi, ma qui a Firenze fa talmente caldo che queste anatrine le vedrei bene in uno stagno, e mi verrebbe voglia di tuffarmi con loro… peccato che credo che andrebbero rapidamente a fondo! 😂😂 Scherzi a parte, so che le anatre sono molto amate e collezionate, e che questi dettagli per la tavola – in questo caso si tratta di segnaposto, come potete vedere dalle foto – continuano ad essere ricercati, perché in fondo a tutti noi piace apparecchiare con qualche tocco di fantasia in più, soprattutto nelle occasioni speciali. E quindi ho pensato a voi, prima di tutto!

Sei segnaposto vintage in metallo argentato a forma di anatra, di bella qualità e in perfette condizioni, in vendita a € 60,00… chi li vuole mi scriva, che glieli metto subito da parte!

Buon mercoledì, un abbraccio a tutti! 🤗❤

VILMAVILMA HA TROVATO SUBITO CASA, grazie mille! ♥️In più di vent’anni, non ci ho mai messo piede. D’altra parte, non ce...
22/05/2026

VILMA

VILMA HA TROVATO SUBITO CASA, grazie mille! ♥️

In più di vent’anni, non ci ho mai messo piede. D’altra parte, non ce n’è mai stato bisogno. Vilma viveva in quell’appartamento al sesto piano praticamente da sempre, e se aveva bisogno di qualcosa se ne occupava l’amministratore. Ma capitava di rado, perché era una donna gentile e silenziosa, che si godeva la sua casa piena di luce senza dar fastidio a nessuno. Ecco, adesso che ci penso questo è quasi tutto quello che so di lei. Il resto delle notizie è frammentario, tirato fuori a fatica dai miei ricordi: lavorava, certo, perché quando fu il momento di rinnovarle il contratto d’affitto ci regolammo sulla sua busta paga per non gravare troppo su di lei. Forse faceva l’infermiera. Aveva la patente, e finché ha potuto ha continuato ad andare a fare la spesa con la sua Panda bianca. Non era sposata, non aveva figli, non aveva parenti. Non aveva nessuno, Vilma.

Adesso sto per varcare la soglia del suo appartamento insieme all’amministratrice di sostegno, e c’è un pensiero che continua a girarmi per la testa da giorni. Che cosa succede a chi non ha nessuno? Cosa capita a chi ha tutti gli affetti alle spalle, e nessuno davanti a sé?

Se ve lo state chiedendo, no, Vilma non è morta, ma per il mio sentire ciò che le è toccato è forse ancora più triste: piccoli infortuni, spaventi, malori che l’hanno portata lontana da quelle quattro mura che erano il suo unico rifugio. E’ cominciato l’estate scorsa, quando ha avuto un incidente con la macchina: niente di grave, ma ha avuto paura, si è preoccupata di non avere più i riflessi necessari per guidare. D’altra parte aveva passato l’ottantina da un po’, e questo era un altro pensiero: la busta paga da tempo si era trasformata in una pensione mese dopo mese sempre più insufficiente a pagare anche il minimo indispensabile. Quindi Vilma ha parcheggiato ordinatamente la sua Panda dietro casa e non l’ha più toccata: niente più spese di benzina o altro, niente più rischi di farsi male o di far male a qualcuno. Per la spesa si sarebbe arrangiata in qualche modo, il supermercato in fondo non era lontanissimo.
Poi la sua salute ha cominciato a peggiorare. Niente di eclatante, in fondo: sbalzi di pressione, qualche mancamento, momenti passeggeri di confusione. In quei casi Vilma si rivolgeva ai vicini che cercavano di aiutarla, ma non riuscivano a rassicurarla fino in fondo. Perché non era niente di eclatante, certo, ma lei ormai aveva paura: paura di sentirsi male, di essere da sola e di non riuscire a chiamare aiuto, paura di una solitudine che in fondo l’aveva accompagnata per tutta la vita, ma che per la prima volta sentiva come una minaccia. E quindi, un giorno è successo l’irreparabile, e Vilma ha sceso l’ultimo gradino che l’avrebbe allontanata per sempre dalla sua quieta esistenza al sesto piano di un tranquillo condominio in periferia. Ha avuto un malore, si è spaventata ed ha chiamato l’ambulanza. Sono sicura che quando i barellieri hanno chiuso la porta del suo appartamento, lei non ha pensato che non l’avrebbe più rivisto, che in quella casa non avrebbe mai più rimesso piede.

Però è stato così. Dall’ospedale Vilma è passata direttamente ad una RSA, e di lei e delle sue necessità adesso si occupano i servizi sociali e l’amministratrice di sostegno. A quanto mi dicono non si trova male, non è infelice, si sente al sicuro e protetta. Ma per me l’idea che da un giorno all’altro tutto il bagaglio tangibile della tua vita, i ricordi, le foto, i libri, gli oggetti che amavi, finisca smaltito in un camion dei rifiuti, è di una tristezza quasi intollerabile.

Oggi siamo qui per questo, io, l’amministratrice e la responsabile dei servizi sociali a cui Vilma è stata affidata. L’appartamento, vuoto da mesi ma ancora pieno di tutte le sue cose, dev’essere liberato. A lei, nella RSA da cui non uscirà più, serve poco o nulla: giusto qualche cambio di vestiti, qualche documento da cercare nei cassetti, qualche vecchia fotografia. Io sono venuta per cercare di dare una mano, ma al momento non c’è molto che possa fare, e mentre l’amministratrice e la responsabile parlano tra loro mi aggiro per l’appartamento.

Cucina e salotto sono un’unica stanza, e raramente ho visto qualcosa di più struggente di questa vecchia, vecchissima cucina con i pensili in formica tenuta in perfetto ordine, con i pentolini per una cena solitaria ancora appoggiati sullo scolapiatti, come se Vilma dovesse tornare da un momento all’altro. Accanto alla cucina, c’è un divano coperto di peluche, forse quello su cui stava seduta a guardare la televisione. Me la immagino, la sera, a sistemare gli orsetti, i conigli, i cagnolini, ognuno al suo posto, nella stessa formazione schierata che vedo adesso… perché Vilma amava i pupazzi, i peluche, gli animaletti morbidi e teneri, e lo capisco violando la sua casa con il mio sguardo di intrusa, di estranea mai invitata ad entrare. C’è qualcosa di infantile e di profondamente commovente nel modo in cui ha organizzato il suo spazio più privato, stipandolo di ninnoli, statuine, angioletti adesso coperti di polvere, qualcosa che ora mi fa pentire di non averla conosciuta prima, e di poterla conoscere soltanto attraverso i suoi oggetti, attraverso gli indizi e le tracce che ha lasciato suo malgrado. Amava il Natale, Vilma. Sopra un armadio ci sono sacchetti pieni di vecchie decorazioni che non ha avuto il tempo di esporre. Era molto devota, soprattutto a Padre Pio, perché trovo sue immagini ovunque. Ci sono tanti santini, tante medagliette, ma praticamente non ci sono quadri: l’unico che spicca in camera sua, proprio di fronte al letto, è una fotografia incorniciata che la ritrae con quella che immagino fosse la sua migliore, inseparabile amica. E’ mancata non molto tempo fa, forse un paio d’anni, e ogni sera lei ha rivolto un ultimo sguardo prima di dormire a quell’immagine in cui sorridevano insieme.
Dalla stanza da letto mi sposto alla terrazza per prendere un po’ d’aria, e lì sono colpita da un’idea improvvisa. Ci sono tante immagini, in quella casa, tanti volti di santi e musetti di peluche, tanti occhi che ti fissano, piccole presenze che riempiono lo spazio, ma non c’è niente di vivente. Nessuna traccia di un animale in carne ed ossa che sia passato di lì, nessun vaso, nessuna pianta sulla terrazza, che pure è grande e spaziosa… solo fiori finti, fiori di carta, rametti impolverati dai colori improbabili che fanno capolino dai vasi dentro casa. Sembra proprio che Vilma, che non aveva nessuno davanti a sé, non abbia voluto lasciarsi niente di vivo alle spalle, presentendo il rischio che nessuno se ne prendesse cura.

Ho quasi terminato il mio giro, mi manca solo l’ultima stanza, una seconda camera da letto che chissà se ha mai ospitato qualcuno. Lì, sul cassettone, tra un crocefisso, una carta di caramella e una confezione di medicine, c’è qualcuno che mi attende, e non ne sono sorpresa. C’è sempre, o quasi sempre, una bambola che mi aspetta nelle case semi abbandonate che visito per lavoro – le case in bilico, come mi piace chiamarle, le case a metà tra l’abbandono e la rinascita. La riconosco al volo: è una Furga in polietilene degli anni ‘50/’60, troppo recente per essere la bambola di Vilma bambina, quindi, ma senz’altro la SUA bambola, perché è in bella vista sul cassettone, perché è l’unica presente in casa. La prendo in mano. E’ modesta, come tutti gli oggetti cari a Vilma, ma graziosa di quella grazia che hanno le Furga di quest’epoca, con i visetti imbronciati, l’aria malinconica, gli abiti sempre di bel taglio e di buona qualità. E’ anche talmente coperta di polvere che non si capisce nemmeno di che colore siano i capelli, ma non importa. Ci penserò io. Chiedo il permesso di portarla a casa, e mi viene subito accordato: sia l’amministratrice che la responsabile dei servizi sociali, che ancora discutono del destino di Vilma, la trovano orrenda e inquietante, se la faccio sparire gli levo un pensiero.

Lei adesso è qui. Le ho fatto il bagno con acqua e sapone, le ho lavato i capelli con lo shampoo – per due volte – e con tanto balsamo. Chi l’avrebbe detto che sotto lo strato grigio di polvere era bionda come il grano? Le ho pettinato i capelli adesso morbidissimi e le ho rifatto la stessa acconciatura che aveva in origine: una treccia alta e spessa, e tanti ricciolini sulla fronte che la rendono simile a Brigitte Bardot. Ho lavato e stirato il suo abitino: il verde è tornato verde, il blu è tornato blu, e il rosso violetto spicca sul tessuto scozzese. Ho lavato e rammendato i calzini, pulito le scarpe nere e lucide di finta vernice. Per finire, le ho aggiunto due fiocchi di raso blu nei capelli: perché se li merita, dopo tanta solitudine, tanta modestia, tanti anni passati su un cassettone, tra una bolletta del gas e una vecchia palla di vetro ormai senz’acqua.
Ho fatto qualcosa, ma non ho fatto niente in realtà: solo un gesto simbolico per ricordare Vilma, una vita buona, paziente e silenziosa che si è chiusa nella paura, una fine forse inevitabile per chi è troppo solo, e mi dispiace che questa storia sia triste, ma quando i nostri cammini si sono incrociati per caso non ho saputo chiudere gli occhi sui suoi peluche, sui suoi angioletti, sui fiori di carta avvizziti e tenermela per me.

La presento a voi, insieme alla bambola che è un pezzo di questa storia e della sua vita, e che cerca una nuova casa.

E’ alta cm 40, costa € 30,00, e naturalmente si chiama Vilma.

Buon fine settimana, amici miei, un abbraccio a tutti! 🤗❤

Per rompere la monotonia, oggi niente gioielli né bigiotteria, che però vi prometto che torneranno presto, perché ho del...
20/05/2026

Per rompere la monotonia, oggi niente gioielli né bigiotteria, che però vi prometto che torneranno presto, perché ho delle cose davvero deliziose da proporvi. Vi ricordate gli anni ’70? Certo che sì, almeno la maggior parte di voi! Erano gli anni del mobile bar, dei liquori e degli amari, delle pubblicità di carosello del brandy Vecchia Romagna, del Fernet Branca, di Petrus “l’amarissimo che fa benissimo”… ed erano soprattutto gli anni del whisky dopo cena, con i bicchieri della misura e della forma adatta accuratamente risposti nella vetrina. Come si sa, tutto prima o poi torna di moda, e da qualche tempo a questa parte in negozio mi hanno chiesto spesso dei bicchieri da whisky, ma misteriosamente nelle case in cui acquisto sembrano diventati introvabili. Questo è stato un piccolo colpo di fortuna, dieci bicchieri da whisky bordati in argento ( lo so, dalle foto il bordo sembra dorato, ma è un effetto della luce 😅 ) appena usciti dalla vetrina del salotto e pronti per essere usati. Il vetro è perfetto, senza scheggiature, il bagno d’argento ha qualche segno d’usura, ma d’altronde anch’io cinquant’anni fa ero decisamente più in forma 😆… sono alti cm 9 e sono in vendita a € 130,00, tutti insieme. E dati i tempi complicati che stiamo attraversando, forse è proprio il caso di ricominciare a farsi un whisky dopo cena! 😂😂

Buon mercoledì, un abbraccio a tutti! 🤗❤

Non sarà una storia allegra, quella di venerdì prossimo. Però sarà una storia che deve essere raccontata, per tanti moti...
15/05/2026

Non sarà una storia allegra, quella di venerdì prossimo. Però sarà una storia che deve essere raccontata, per tanti motivi che scopriremo insieme. Io spero solo di riuscire a farlo nel modo migliore, nel più delicato, attento e partecipe dei modi. Mentre ci penso su, non posso mancare di augurarvi di cuore il miglior fine settimana possibile...un abbraccio a tutti! 🤗❤

Questa sarà una settimana un po’ impegnativa per me: tra anniversari, festeggiamenti e incombenze varie, non so quanto t...
13/05/2026

Questa sarà una settimana un po’ impegnativa per me: tra anniversari, festeggiamenti e incombenze varie, non so quanto tempo mi rimarrà per stare con voi su questa pagina. Maggio è un mese speciale e molto instabile, uno di quei mesi in cui si concentrano tanti avvenimenti… credo che sia così per tutti noi, ci sono periodi molto densi e altri più sospesi e leggeri. Intanto preparo storie che sbocceranno al momento giusto come le rose di maggio, e oggi non perdo l’occasione per presentarvi un altro oggetto eccezionale.
E’ una spilla liberty a forma di libellula, elegantissima e quasi eterea, di grandi dimensioni, in argento 925, marcasite e piccole pietre. In una foto ho aggiunto anche una moneta, giusto per darvi un’idea delle dimensioni… ecco, a proposito, queste sono proprio le occasioni nelle quali vorrei saper scattare foto migliori per rendere giustizia a certi oggetti! Ma va bene, forse è meglio così, almeno chi la acquisterà e la vedrà di persona potrà essere solo piacevolmente sorpreso…

La spilla è lunga circa cm 8, ed è in vendita a € 120,00

Buon mercoledì, un abbraccio a tutti!

Indirizzo

Via Dei Fossi, 7r
Florence
50123

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 19:00
Martedì 10:00 - 19:00
Mercoledì 10:00 - 19:00
Giovedì 10:00 - 19:00
Venerdì 10:00 - 19:00
Sabato 10:00 - 19:00

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