01/12/2025
Questa ennesima forma di barbarie che leggiamo nelle notizie di cronaca non ha nulla a che vedere con la povertà, l'ignoranza o la mancanza di opportunità. È una barbarie legata all'indifferenza emotiva, al vuoto dove dovrebbe esserci il riconoscimento dell'altro come essere senziente.
Quando la sofferenza altrui diventa spettacolo, quando il gemito di chi patisce non provoca alcuna risonanza interiore, siamo di fronte a qualcosa che va oltre la semplice crudeltà. La crudeltà presuppone ancora una relazione – sebbene distorta – con l'altro. L'assenza di empatia, invece, è l'azzeramento di quella relazione, è il trattare l'essere umano come puro oggetto.
L'etica nasce nel momento in cui si riconosce il volto dell'altro, quando la sua vulnerabilità ci interpella e ci obbliga moralmente. Ma cosa accade quando quel volto non viene più visto? Quando gli occhi guardano senza vedere, quando le orecchie sentono senza ascoltare?
Lo vediamo...
Qualcuno dirà che certe cose sono sempre accadute, ma a noi pare che tendenzialmente prima chi compiva il male sapeva di compierlo, aveva il peso di quella consapevolezza. Oggi c'è un'anestesia morale che permette di ferire senza sentire, di distruggere senza percepire la portata del proprio gesto.
Qui l'insensibilità non è più l'eccezione ma la normalità.
È cecità dell'anima.
WI