28/01/2026
Nel 1983 mi iscrissi alla facoltà di architettura di Torino, ed in quegli anni, anche in una palestra che si chiamava Squashpoint.Lo squash si stava diffondendo com’è oggi per il padel,insieme alle palestre di body building e ginnastica aerobica.
Sicuramente,Flashdance,Rocky e Rambo diedero una forte spinta alla diffusione delle palestre,e del culto per il fisico.
Provai una volta sola a giocare a squash e di pesi ed attrezzi avevo una forte allergia, ma la palestra era un modo per distrarmi e fare p.r.
Proprio in palestra conobbi l’arch. Giò, che mi chiese se avevo piacere di lavorare nel suo studio in via Lagrange. Accettai subito.
Il disegnatore dei tempi era anche definito volgarmente “tiralinee” e solitamente svolgeva il lavoro con il tecnigrafo.
Nello studio d’architettura, c’era un clima conviviale e scherzoso, cosa certamente anomala per altri studi professionali (in particolare quelli d’ingegneria…).
Grazie ai due titolari Giò e Roby, oltre al confronto con i miei colleghi, questa pratica da progettista mi consentì, di evolvermi in quello che sarebbe poi diventato il mio lavoro. Ricordo che la tariffa oraria era di ben 3000 lire/h,(in quei tempi una pizza ed una birra costavano all’incirca 2000 lire).
La cosa preziosa era anche la possibilità di disporre dello studio e dei tecnigrafi, sentendoci dei privilegiati anche agli occhi dei compagni di corso che accoglievamo solitamente di sera per disegnare. I due titolari, professionisti affermati, rappresentavano l’emblema dei cosiddetti yuppies (giovani professionisti rampanti dell’epoca), dotati di Renegade ed Harley Davidson, e sempre presenti agli eventi importanti. Tra i vari lavori , ricordo il progetto di un ristorante in galleria Subalpina che si chiama tuttora Arcadia. Bellissima esperienza, ma una delle cose divertenti rimasta nella mente di tutti noi dello studio, fu la frase che in cantiere, un artigiano, nell’apprezzare la gradevolezza degli ambienti, rivolse a Giò:”certo che architetto, qui…si è proprio imbizzarrito!”
Ovviamente Giò, ci raccontò l’episodio e ci disse che come reazione, si trattenne non tanto dallo sghignazzare, quanto dall’emettere uno squillante nitrito.