ANTICHITA' SCIPPA

ANTICHITA' SCIPPA tel 0817642922 di Arch. Mario Scippa (iscr. a ruolo di perito ed esperto di arte e antichità alla CCIA perito e CTU del tribunale di Napoli Lucio Maria Lo Gatto.

Antichità Scippa di dott. Gennaro Scippa e Arch. Mario Scippa


Profilo Professionale
Consulente di antiquariato di terza generazione, con oltre 40 anni di esperienza nel settore. iscritto ai seguenti albi:
-periti ed esperti di antiquariato della CCIAA di Napoli N°2464
-esperto in arte e antichità CTU del tribunale di Napoli N° 2047
-esperto in arte e antichità Perito del Tribunale di Napoli

N°329

Antichità Scippa ha sviluppato una carriera come perito di opere d’arte e beni mobili, collaborando con privati, notai ed enti pubblici e Tribunale. Oltre all’attività di consulenza, ha curato numerosi eventi
culturali, mostre d'arte e pubblicazioni di rilievo. Fondatore e organizzatore del Salotto Letterario
Antichità Scippa (2011-2020),
uno spazio innovativo dove arte, antiquariato, cultura e letteratura si
intrecciano. Qui ha presentato libri, mostre d'arte e tenuto regolarmente lezioni di antiquariato. Pubblicazioni
• L'Antiquario e il Professore (2009)
• Il Costruttore di Illusioni (2010)
• Toglietemi gli Specchi (2012)
• Io Parlo Web e Tu? (2013)
• Bolle (2013)
• Don Fernando (2014) –
• Ocho, Tango a Napoli (2017)


Formazione
Laurea in Architettura
Laurea in Economia e Commercio

Premi e Riconoscimenti
• Premio alla Carriera al Festival Internazionale delle Arti e delle Scienze a Pomigliano
d’Arco (2012).
• Citato tra le eccellenze culturali di Napoli nel libro Assaggi di Napoli (ed. Graus) del filosofo Aldo Di Mauro. La drammaturgia "Don Fernando"!è stata oggetto di studio per una tesi di laurea di 2° livello del maestro Franco De Biase, in "Composizione per la musica applicata alle immagini" al Conservatorio di Napoli San Pietro a Maiello (2015-2016), relatore Prof.

Antonio de Pereda y Salgado, Il sogno del cavaliere, 1650 circa, olio su tela, 152x217 cm, Museo de la Real Academia de ...
28/05/2026

Antonio de Pereda y Salgado, Il sogno del cavaliere, 1650 circa, olio su tela, 152x217 cm, Museo de la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid. La composizione appartiene al genere delle Vanitas, molto diffuso nella Spagna del XVII secolo. La Vanitas prevede la rappresentazione di una serie di oggetti e figure di natura profana, ma intrisi di un profondo significato moraleggiante. Il sonno, come riferimento all'ambiguità tra realtà e immaginazione - che a volte diventano indistinguibili - è un tema ricorrente nella cultura barocca sp****la. Un gentiluomo, vestito con gli abiti dell'epoca, dorme mentre un angelo gli mostra la natura effimera, transitoria e peritura dei piaceri, delle ricchezze, degli onori e della gloria. L'angelo regge una pergamena con un disegno centrale - un sole attraversato da una freccia - accompagnato da un'iscrizione in latino: “Ferisce in eterno, vola rapidamente e uccide”. A sua volta, la collezione di oggetti posti sul tavolo costituisce una vera e propria esposizione di simboli e allegorie. Il teschio, come allusione alla morte; le carte da gioco, in riferimento alla natura volubile del gioco d'azzardo e del caso; i fiori, che, come la vita, appassiscono; la candela fumante posta tra i teschi simboleggia la natura fugace e transitoria della vita; l'orologio che allude al trascorrere del tempo. Altri oggetti che rappresentano la ricchezza, come monete e gioielli; il potere politico, come la corona d'alloro, l'armatura, la pi***la, la corona e lo scettro; il potere religioso, come la mitra e la tiara papale; l'amore, come il ritratto in miniatura di una dama; e i piaceri associati alla musica, alla letteratura, alla conoscenza e al teatro, rappresentati da spartiti musicali, libri e una maschera, condividono un simile senso di temporalità. In breve, l'artista ha esposto una straordinaria collezione di oggetti che esemplificano la vanità del mondo, trattandoli con una definizione magistrale che li individualizza al fine di accentuare, attraverso il realismo, la forza del loro carattere didattico, allegorico e morale. La tela è considerata come uno dei capolavori dell’arte sp****la del XVII secolo, molto simile ad altri due dipinti di vanitas di Pereda: quello appartenuto all'ammiraglio di Castiglia, attualmente conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna, datato 1635; e quello conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze, datato tra il 1660 e il 1670. L’opera è inoltre collegata alle due ‘Ultime Cose’, le tele gemelle intitolate In Ictu Oculi [In un batter d'occhio] e Finis Gloriae Mundi [Fine della gloria del mondo], dipinte nel 1672 da Valdés Leal, ora conservate all'Hospital de la Caridad di Siviglia, commissionate da Miguel de Maraña. Questo eminente pittore sivigliano aveva pubblicato l'anno precedente il Discorso sulla Verità, in cui raccoglieva le sue riflessioni sulla futilità delle glorie terrene di fronte alla certezza della morte, tema ricorrente nella società barocca sp****la. Quest'opera faceva parte della collezione di Manuel Godoy, dove Pedro González de Sepúlveda ne colloca l'acquisizione il 12 novembre 1800. Nel 1813 fu selezionata per il Musée Napoléon di Parigi, per poi essere restituita alla Spagna.

28/05/2026
05/05/2026

Francesco Maria Raineri detto lo Schivenoglia, I santi Francesco d’Assisi e Carlo Borromeo, 1750, olio su tela, Museo Di...
05/05/2026

Francesco Maria Raineri detto lo Schivenoglia, I santi Francesco d’Assisi e Carlo Borromeo, 1750, olio su tela, Museo Diocesano Francesco Gonzaga, Mantova. La tela, commissionata insieme a un dipinto raffigurante il Battesimo di Gesù, da parte di Carlo Francesco Rossi, rettore della chiesa parrocchiale di Serravalle a Po, è un esempio del singolare stile del pittore, tra i più attivi e apprezzati del Settecento mantovano. I due santi, Carlo e Francesco - che richiamano il nome del committente - sono ritratti uno, in meditazione, l’altro durante un’estatica preghiera, con un impasto dei colori che richiama il modo di dipingere del coevo Giuseppe Bazzani.

Maestro della Maddalena Mansi, Riposo durante la fuga in Egitto,  1510-1530 circa, Walters Art Museum, Baltimora
05/05/2026

Maestro della Maddalena Mansi, Riposo durante la fuga in Egitto, 1510-1530 circa, Walters Art Museum, Baltimora

Simone Peterzano, Deposizione di Cristo, 1584-1585, olio su tela, 240x143 cm, Chiesa di San Giorgio, Bernate Ticino. Nel...
05/05/2026

Simone Peterzano, Deposizione di Cristo, 1584-1585, olio su tela, 240x143 cm, Chiesa di San Giorgio, Bernate Ticino. Nella chiesa di San Giorgio a Bernate Ticino è custodito un dipinto di Simone Peterzano raffigurante la Deposizione di Cristo, commissionato da don Desiderio Tirone, canonico di San Giorgio, nel 1584, medesimo anno in cui il dodicenne Michelangelo Merisi entrava nella bottega del maestro in Milano, sua città natale. Il dipinto raffigura la Deposizione di Cristo alla presenza di tre sole figure: la Vergine affranta, invecchiata, quasi pietrificata dal dolore, avvolta nel caratteristico manto azzurro; un angelo biondo e riccioluto che sorregge il corpo del Salvatore, e il committente, in scala leggermente inferiore e dal colorito più vivido rispetto agli altri tre personaggi, ritratto nel privilegio di reggere un lembo del Santo Sudario. Il sepolcro è una scenografia di rocce e arbusti, dal cui ingresso si intravede un paesaggio: le figure possono essere ascritte in una struttura piramidale il cui apice coincide con il frutice carico di foglie, chiara allusione alla Resurrezione. I toni sono prevalentemente freddi, spicca tuttavia il rosa vivace della veste dell’angelo, rimando a quella della Vergine. Ed è proprio attorno alla figura dell’angelo che verte una discussione circa la già ventilata ipotesi di una partecipazione attiva del giovanissimo allievo di Peterzano alla sua realizzazione. Tra i più accesi sostenitori della presunta autografia caravaggesca, il professore e restauratore Carmelo Lo Sardo, che ha lavorato sul dipinto nel 2012 e che ha riproposto la questione durante una giornata di studi dedicata, svoltasi in loco nel 2024.

Luca Cambiaso detto Luchetto, Resurrezione di Cristo, 1559 olio su tavola, 215x151 cm, Chiesa di San Bartolomeo degli Ar...
05/05/2026

Luca Cambiaso detto Luchetto, Resurrezione di Cristo, 1559 olio su tavola, 215x151 cm, Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, Genova. Il dipinto venne commissionato al pittore da Luca Multedo, monaco basiliano e priore della comunità di San Bartolomeo degli Armeni, suo confessore e committente per diversi anni, il quale compare effigiato a sinistra del sepolcro, in atto di preghiera e adorazione e il cui nome è dipinto su un cartiglio nell'angolo inferiore sinistro della tavola. Lo storico dell’arte seicentesco Raffaele Soprani, nella biografia dell'artista ricorda la tavola, insieme a una Trasfigurazione, sempre nella medesima chiesa, riferendola al 1559. Secondo lo storico dell’arte Pasquale Rotondi nell'opera è presente un'ampia serie di riferimenti culturali, quali elementi pittorici veneziani e lombardi che Cambiaso traduce ormai con una sigla pittorica del tutto personale. L'artista dimostra padronanza di uno spazio ampio segnato dalla figura centrale del Cristo, che irradia luce e movimento, e dalla geometria del sepolcro intorno ai quali si organizzano le altre figure. È evidente la presenza insistita del disegno nella struttura del dipinto e nella raffigurazione e disposizione delle figure. Cambiaso usa una grande ricchezza della gamma cromatica che stende con libertà, in modo da creare effetti di trasparenze e cangiantismi, per esempio nella corazza della figura con la testa tra le mani e in quella del soldato di spalle in fuga sul lato opposto.

Parmigianino, Il Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria, 1529 circa, National Gallery, Londra
05/05/2026

Parmigianino, Il Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria, 1529 circa, National Gallery, Londra

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Via Vannella Gaetani 20 (Vicino Piazza Vittoria E Via Calabritto) Unica Sede
Naples
80121

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