06/03/2026
La mimosa è un fiore curioso.
È quel fiore che vedi due giorni l’anno:
il giorno in cui arriva…
e il giorno dopo, quando lo vendi.
Poi sparisce.
Come certe comete.
O come certi parenti che compaiono solo alle feste.
E ogni anno, puntuale come le tasse, costa un occhio.
A volte anche un rene.
Perché ogni anno c’è una spiegazione diversa.
“Quest’anno scarseggia.”
“Ha fatto troppo freddo.”
“Ha fatto troppo caldo.”
“È maturata prima.”
“È maturata dopo.”
“Ha piovuto e si è macchiata.”
Insomma, la mimosa non è mai saggiamente pronta.
È sempre un po’ come noi il lunedì mattina: presente… ma con giustificazioni plausibili.
Quando arriva, parte il grande rito dei mazzolini piccoli.
“Mi faccia giusto un ramoscello… è un pensiero… però ne devo fare diversi.”
E allora si entra in quella dimensione quasi scientifica dove il fiore diventa oggetto di analisi approfondita.
C’è chi conta i pallini.
Sì, li conta davvero.
“Questo ne ha due in più… mi dia quello.”
C’è chi lo soppesa, lo gira tra le mani come se stesse scegliendo un gioiello.
C’è chi lo vuole con la rosa rossa, perché il romanticismo ha bisogno di un rinforzo visivo.
Chi invece lo vuole in mezzo a un mazzo:
con tulipani viola, bianchi o rosa…
“perché sono i suoi preferiti.”
E lì lo capisci subito: qualcuno sta giocando una partita importante.
Poi arrivano quelli dei venti sacchetti per le colleghe.
Però con lo sconto famiglia, perché “se ne prendo tanti…”
E tu sorridi.
Perché in questi giorni il sorriso è praticamente parte dell’arredamento.
Poi ci sono gli allergici, che la guardano come fosse un’arma chimica.
Quelli che la definiscono un fiore insignificante.
E quelli che invece la adorano ma sospirano:
“Peccato che duri così poco…”
E naturalmente non possono mancare i pensatori della mimosa.
Entrano, comprano… e poi parte il convegno.
“Io in realtà non festeggio questa giornata.”
“Perché ha un significato molto più profondo.”
“Bisognerebbe ricordare le lotte, la storia…”
E tu sei lì, con l’espressione di chi sta apprendendo queste informazioni per la prima volta nella vita.
Annuisci.
Sorridi.
Ringrazi.
Per l’acquisto…
e anche un pochino per l’uscita di scena.
In mezzo a tutta questa fretta però succedono anche cose belle.
Arriva quello con l’aria agitata, le mani in tasca, lo sguardo che cerca qualcosa.
Magari è la prima volta che compra dei fiori.
Magari è la prima volta che vuole dire qualcosa a qualcuno.
“Mi hanno detto che le piacciono le peonie…”
E tu devi dirgli la verità:
le peonie a marzo non ci sono.
Allora si improvvisa.
Tulipani.
Ranuncoli.
Un po’ di mimosa sopra.
E lui esce con quel mazzo in mano come se stesse portando un messaggio importantissimo.
Per noi che stiamo dietro al banco, questa giornata è sempre un piccolo mistero.
Non sai mai come finirà.
Se correrai tutto il giorno o se passerai il tempo a fare diplomazia tra chi vuole un pallino in più e chi vuole dieci euro in meno.
Però c’è una cosa che succede solo questo giorno.
Per una volta il mazzo di fiori non è per farsi perdonare qualcosa.
Non è per un anniversario.
Non è per un compleanno.
È solo un gesto.
Un pensiero.
Una piccola attenzione.
Esclusivamente per noi donne.
E magari non basta.
Magari non cambia il mondo.
Magari è anche un simbolo imperfetto.
Ma in fondo…
non fa male. 🌼
Vi aspettiamo!