Studio 56 architetti associati

Studio 56 architetti associati Progettazione architettonica preliminare, definitiva ed esecutiva. Direzione Lavori e Sicurezza cantieri. Catasto e Tabelle Millesimali.

Ambiti principali: aree archeologiche, ospedali, residenze ed uffici, urbanistica, sostenibilità ambientale.

01/03/2026

Ragazzi, non è difficile da capire. All’estero lo sanno bene e costruiscono ponti dappertutto. Anche per isole molto meno popolose e strategiche rispetto alla Sicilia. Persino gli antichi romani lo sapevano perfettamente. Costruivano opere per l’epoca ben più ardite del ponte di Messina oggi. Speriamo che anche i no-ponte decidano di passare dalla parte giusta della Storia.

15/11/2025

Guardate quanto è piccolo un treno rispetto al ponte di Messina. Pensare che una struttura del genere “abbia problemi” quando passa un treno è tecnicamente impossibile. Il treno pesa zero rispetto al ponte.

Quando si parla del comportamento di un ponte sospeso di grande luce sotto il passaggio di un treno AV, bisogna partire dai numeri reali. L’idea che “il binario si inclina pericolosamente” non ha nessun fondamento fisico. I calcoli servono proprio a renderlo intuitivo.

Il tiro a vuoto dei cavi principali, cioè la forza che li tiene in forma quando il ponte è scarico, vale circa 112 mila tonnellate. Quando passa un ETR1000 da 501 tonnellate, il tiro della coppia di cavi più vicina aumenta di circa 733 tonnellate, quello della coppia più lontana di circa 580. Su 112 mila tonnellate significa una variazione inferiore all’1 percento.

Una variazione così piccola genera effetti microscopici sulla geometria della struttura. La rigidità delle coppie di cavi passa da circa 34,347 a 34,301 tonnellate per metro. Parliamo di uno scostamento dello 0,13 percento. L’abbassamento indotto dal treno è dell’ordine di 29 millimetri per ciascuna coppia, con una differenza tra i due lati pari a 0,039 millimetri. Ricalcolando la pendenza trasversale si ottiene un innalzamento teorico del binario di circa 2 millimetri. Due millimetri in condizioni volutamente conservative.

Questi valori non hanno nulla a che vedere con il livello trasversale del binario, che per definizione normativa è zero in rettilineo. Ciò che conta è lo sghembo, cioè il disallineamento verticale temporaneo delle due rotaie durante il passaggio del treno. Ed è lo sghembo, non la pendenza teorica calcolata su carichi estremi, a determinare la sicurezza.

Per questo l’ingegneria moderna usa modelli di interazione treno-binario-struttura e analisi dinamiche complete. I numeri isolati non descrivono il comportamento reale di una struttura di 3,3 chilometri.

I carichi estremi con tempi di ritorno da 50 a 2000 anni servono solo a verificare la sicurezza. Non rappresentano ciò che accade in esercizio. E più grande è la struttura, più si allontana il comportamento reale da queste ipotesi conservative.

Per capire quanto la narrativa catastrofista sia infondata basta guardare le condizioni quotidiane della rete italiana. Il treno AV più pesante, l’ETR1000, non genera nessuna rotazione trasversale fuori norma. Eppure tutti i giorni centinaia di treni percorrono tratte dove la pendenza trasversale non compensata è dal doppio al triplo di quella che una volta ogni decenni potrebbe verificarsi sul ponte in condizioni estreme di vento e carico asimmetrico.

Quando si afferma che un treno si ribalta per un sollevamento di 6 centimetri si ignora che le norme consentono differenze tra 10,5 e 16 centimetri e che queste soglie sono legate alla ripartenza da fermo, non alla sicurezza del transito. Parliamo di concetti base di fisica, ancora prima che di ingegneria ferroviaria.

Il livello trasversale è la differenza di quota tra le due rotaie. In rettilineo è zero. In curva diventa diverso da zero e compensa la forza centrifuga. Le tolleranze sono chiare: 3 millimetri in costruzione, 5 in esercizio per linee sotto i 200 km/h. Sul ponte, essendo rettilineo, il livello trasversale resta sempre zero. L’unico elemento variabile può essere un lieve dislivello verticale temporaneo, equivalente a un piccolo sopralzo. È la stessa condizione che si sperimenta ogni giorno su linee AV come Milano Centrale – Rogoredo, dove il treno oscilla con differenziali che arrivano al 12 percento, il 150 percento di ciò che potrebbe accadere sul ponte in eventi rarissimi.

Non è una questione di sicurezza ma di comfort laterale. Parlare di “ribaltamento”, “deroga” o “intransitabilità” per pochi centimetri significa ignorare la fisica del treno. Le norme usano un criterio dinamico: il rapporto di scarico ruota ΔP/P. Finché resta sotto 0,9 il treno non può ribaltarsi. È ciò che impongono le TSI, le norme europee e le analisi vento-struttura-treno richieste per opere speciali. Non c’è nessun numeretto magico oltre il quale “il treno cade”.

Per un ponte sospeso di 3,3 chilometri le formule semplificate dei viadotti ordinari non sono applicabili. Le norme lo sanno e infatti impongono analisi dedicate. Se un valore standard viene superato pur senza alcun problema di sicurezza, è prevista per legge una deroga specifica. Non è un “trucco”: è lo strumento pensato proprio per opere eccezionali. Nel caso del ponte di Messina le analisi dimostrano che rotazioni, dislivelli e accelerazioni restano compatibili con la sicurezza e dentro l’impianto normativo.

Immaginare che RFI, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria e gli organismi europei autorizzino un collegamento miliardario su cui i treni “non potrebbero passare” è irreale. L’intera modernizzazione ferroviaria della Sicilia ha senso proprio perché si inserisce in un’infrastruttura interoperabile.

Il dott. Pisanelli sostiene da anni che “a 60 mm il treno ribalta”. È un’interpretazione sbagliata delle norme e della fisica. La stabilità non dipende da un valore statico del dislivello, ma da come varia nel tempo la risultante delle forze agenti sul treno. Le analisi dinamiche mostrano che la sicurezza è garantita e che i treni affrontano condizioni più gravose ogni giorno, sulla rete reale.

Il progetto definitivo del ponte di Messina è firmato dalle più autorevoli società al mondo nel settore dei ponti sospesi di grande luce. La percorribilità ferroviaria è stata studiata in modo esaustivo, con modelli avanzati, condizioni estreme, verifiche normative europee e controlli incrociati. Il risultato è chiaro: il transito dei treni è pienamente compatibile con la sicurezza, il comfort e gli standard TSI.

Sono numeri, non opinioni.

13/11/2025

Sulla stampa italiana, e precisamente sul Sole 24 Ore, è apparso un nuovo articolo sul Ponte di Messina che, ancora una volta, diffonde disinformazione e idee del tutto errate dal punto di vista tecnico e scientifico. L’articolo si fonda su due tesi: la prima sostiene che i progettisti avrebbero sbagliato a rendere il ponte anche ferroviario, perché sarebbe bastato un collegamento solo stradale. La seconda afferma che sarebbe stato meglio accorciare la campata, costruendo le torri direttamente in mare, insinuando che la luce record di 3 chilometri sia stata scelta solo per una questione di “primato mondiale”. Due tesi completamente infondate, che dimostrano una conoscenza superficiale sia della progettazione di ponti sospesi sia della logica infrastrutturale del progetto.

Partiamo dal primo punto, quello ferroviario. Il ponte di Messina è stato progettato per essere soprattutto un’infrastruttura ferroviaria, perché il vero collo di bottiglia nei collegamenti tra Sicilia e continente è proprio quello ferroviario. I traghetti attuali, infatti, non possono trasportare i treni normali, né i lunghi treni merci né i convogli ad alta velocità come i Frecciarossa. Le carrozze devono essere scomposte e ricomposte, con tempi enormi e procedure complicate che rendono il trasporto su rotaia del tutto inefficiente. Le automobili, al contrario, possono essere imbarcate con relativa facilità, seppure con lunghe attese e costi elevati. Questo significa che solo un collegamento stabile può permettere ai normali treni di arrivare in Sicilia e completare il corridoio ferroviario nord-sud dell’Italia e dell’Europa.

Inoltre, mentre per le auto il risparmio di tempo sarà di circa un’ora, per i treni la riduzione dei tempi di viaggio sarà di due o tre ore, un miglioramento enorme. Non solo: grazie al ponte potranno finalmente circolare treni che oggi non possono nemmeno partire, introducendo un tipo di traffico completamente nuovo. È anche paradossale che l’articolo critichi la scelta ferroviaria come “complicazione tecnica”, quando in realtà è proprio la componente ferroviaria a dare senso al progetto. I grandi ponti sospesi, come quello di Messina, sono strutture in cui la percorribilità ferroviaria migliora al crescere della luce principale, perché la maggiore lunghezza consente una minore pendenza e una rigidezza strutturale superiore. Un ponte di tre chilometri, infatti, ha pendenze dell’80% inferiori rispetto a un ponte di un chilometro e mezzo, rendendolo più stabile e più adatto al transito ferroviario.

Chi parla di “difficoltà per i treni” ignora che treni ordinari transitano già oggi sul ponte sospeso di Lisbona, lungo solo un chilometro e molto più leggero e deformabile del futuro ponte di Messina. Se i treni passano regolarmente su strutture molto più snelle, non può esserci alcun problema tecnico su una struttura più grande, più pesante e più rigida. In altre parole: il treno resta lo stesso, ma il ponte è più solido, quindi più adatto. La verità è che il collegamento ferroviario del ponte di Messina sarà quello più strategico: permetterà di ridurre drasticamente il traffico aereo tra Sicilia e continente, rendendo il treno competitivo sulle tratte Roma–Messina e Roma–Catania, percorribili in 4-5 ore, senza perdite di tempo, senza check-in e con un impatto ambientale infinitamente minore. È lo stesso fenomeno già visto sulla Roma–Milano, dove i treni ad alta velocità hanno quasi azzerato il traffico aereo.

Passiamo ora al secondo punto, quello della campata. Secondo l’articolo del Sole 24 Ore, i progettisti avrebbero scelto una luce di tre chilometri solo per “vanità”, per poter vantare il primato del ponte sospeso più lungo del mondo. Una tesi che rasenta il ridicolo. La scelta della campata unica non nasce da un vezzo, ma da un’analisi tecnica estremamente precisa, condotta dai migliori specialisti mondiali in materia di ponti sospesi, provenienti da Italia, Giappone, Danimarca e Stati Uniti.

Durante la progettazione, furono esaminate due opzioni: una con una torre in mare e due campate più brevi, e una (quella poi scelta) con una campata unica da riva a riva. L’opzione con torre in acqua venne scartata dopo studi dettagliati, perché avrebbe comportato difficoltà enormi e rischi altissimi. I fondali dello Stretto di Messina sono profondissimi e caratterizzati da forti correnti, sismicità elevata e condizioni geologiche complesse. Costruire una torre in mare qui significherebbe dover realizzare fondazioni a profondità record mondiale, con tecniche mai sperimentate prima, e costi e rischi esorbitanti. Tutto questo per ottenere una riduzione della campata che, alla fine, non avrebbe portato alcun vantaggio, anzi avrebbe reso il ponte più pericoloso e meno gestibile.

La campata unica, invece, è più sicura, più razionale e completamente costruibile con tecnologie già collaudate in altri grandi ponti sospesi nel mondo, semplicemente in scala maggiore. Inoltre, un ponte con campata più lunga offre vantaggi anche dal punto di vista sismico: all’aumentare della luce, la struttura si desintonizza dalle frequenze dei terremoti, riducendo l’amplificazione delle vibrazioni e migliorando la risposta sismica complessiva. Nel caso del Ponte di Messina, la frequenza naturale di oscillazione è di circa 0,005 Hz (posto terremoto a 1), il che significa che il ponte è strutturalmente “fuori fase” rispetto al sisma e quindi più stabile.

In sintesi, i due punti su cui si basa l’articolo del Sole 24 Ore sono completamente sbagliati. Il ponte deve essere ferroviario, perché senza ferrovia non risolve il vero problema dei collegamenti siciliani e non completa il corridoio europeo. E la campata unica da tre chilometri non è un capriccio, ma una soluzione ingegnericamente obbligata, dettata dalla morfologia dello Stretto e dalle leggi della fisica. Chi sostiene il contrario o non ha letto i progetti o, peggio, diffonde deliberatamente disinformazione su una delle opere più importanti e sicure mai progettate in Italia.

12/11/2025

"Non possiamo fare a meno di ricordare che il povero Filippo Brunelleschi (1377-1446), un cattolico devoto, non fu neppure beatificato nonostante avesse costruito senza centinatura la magnifica cupola della cattedrale di Firenze, Santa Maria del Fiore, che potrebbe, a pieno titolo, essere considerata un miracolo.*"
*Sfortunatamente sono richiesti due miracoli per essere beatificati e quattro per la santità."
😄
Fantastico Salvadori

02/11/2025
01/11/2025

Chi sostiene che il Ponte sullo Stretto costi troppo o sia inutile dovrebbe prima guardare il quadro complessivo delle grandi opere ferroviarie in corso in Italia. Il Ponte, con le sue opere collegate, vale circa 13 miliardi di euro: una cifra in linea con altri interventi nazionali già in costruzione o finanziati.

Basti pensare che:

- il Terzo Valico dei Giovi e il Nodo di Genova costano 10 miliardi di euro;
- la nuova ferrovia Palermo–Catania–Messina arriva a 13 miliardi di euro;
- la Napoli–Bari costa 6 miliardi;
- il Corridoio del Brennero con la tratta Fortezza–Verona vale 7 miliardi, mentre il solo tunnel di base del Brennero ne costa altri 9;
- la Brescia–Verona–Padova tocca 11 miliardi;
- la Orte–Falconara costa 6 miliardi;
- la Roma–Pescara prevede 16 miliardi;
- la Salerno–Reggio Calabria AV arriva a 18 miliardi;
- il raddoppio della Pontremolese vale 6 miliardi;
- la Torino–Lione, per la parte italiana, circa 9 miliardi.

Tutte opere indispensabili, tutte costose, tutte finanziate senza che nessuno le definisca “sprechi”. Eppure nessuna di queste riduce di ore intere i tempi di collegamento tra due regioni come farà il Ponte sullo Stretto.

Il Ponte non è un capriccio politico, ma l’anello mancante del corridoio TEN-T Scandinavo-Mediterraneo, che unisce l’Europa del Nord alla Sicilia e ai porti strategici del Mediterraneo. È l’unica infrastruttura capace di eliminare il collo di bottiglia più grave della rete ferroviaria e autostradale italiana, dove oggi si perdono fino a 3 ore per attraversare appena 3 chilometri di mare.

Parlare di costo e non di valore è fuorviante: il Ponte è un moltiplicatore economico, logistico e ambientale. Connetterà la Sicilia alla rete AV, azzererà le interruzioni nel trasporto merci e renderà competitive le aree industriali del Sud, oggi isolate. In proporzione, costa meno di molte linee interne e produce effetti molto maggiori sull’intero sistema Paese.

Se 10, 15 o 18 miliardi sono considerati investimenti sensati per linee che collegano città già connesse, non si capisce perché 13 miliardi per unire definitivamente la Sicilia al resto d’Italia e d’Europa debbano essere giudicati “uno spreco”.
Il Ponte sullo Stretto è semplicemente l’opera più logica, più utile e più attesa del sistema infrastrutturale italiano.

24/10/2025

Ponte sullo Stretto: la Corte dei Conti chiede nuovi approfondimenti, ma il progetto va avanti. Intanto partono le candidature per migliaia di posti di lavoro tra Calabria e Sicilia.

La Corte dei Conti ha deciso di rinviare alla sede collegiale la valutazione della delibera CIPESS sul Ponte sullo Stretto di Messina.

Niente stop: si tratta di un nuovo approfondimento tecnico e giuridico, come già accaduto in precedenza. Il termine per la conclusione del procedimento è fissato al 7 novembre 2025.

È evidente che su questo progetto i giudici contabili stiano procedendo in modo molto accurato, probabilmente perché si tratta di un’opera estremamente attenzionata e dibattuta, a differenza di tanti altri interventi pubblici (spesso più costosi e meno strategici) dove l’iter burocratico scorre più rapidamente e con meno riflettori puntati addosso.

L’amministratore della Società Stretto di Messina ha comunque confermato la piena collaborazione con gli organi di controllo e la fiducia nella solidità del lavoro svolto finora.

Nel frattempo, il consorzio internazionale che realizzerà il ponte ha avviato oggi le candidature per migliaia di posti di lavoro tra Calabria e Sicilia, rivolte a molte figure professionali che prenderanno parte alla costruzione dell’opera.

Quest’ultimissimo passo è faticoso, ma forza e coraggio! 🌉

11/10/2025

Dalla Gazzetta del Sud:
Il Governo e la Stretto di Messina trasmetteranno lunedì alla Corte dei Conti la documentazione richiesta lo scorso 24 settembre, rispettando il termine di 20 giorni previsto per i chiarimenti.
L’enorme dossier, estremamente articolato, affronta punto per punto le osservazioni dei magistrati contabili sulle procedure, i costi aggiornati e la conformità normativa del progetto del Ponte sullo Stretto.

Il materiale contiene centinaia di pagine di chiarimenti, allegati e note esplicative.

I magistrati contabili avevano evidenziato alcune criticità, sostenendo che la delibera Cipess potesse apparire più come una ricognizione delle attività svolte dai vari attori istituzionali che come una valutazione delle risultanze giuridiche e tecniche.
Nella relazione di risposta, la Stretto di Messina ricostruisce invece il percorso progettuale, sottolineando come il documento approvato dal Comitato interministeriale rappresenti il risultato di un lavoro decennale che ha coinvolto centinaia di professionisti e società specializzate nei diversi settori dell’ingegneria, della sicurezza e dell’ambiente.

Vengono ripercorsi tutti i passaggi dell’iter, con date, protocolli e riferimenti normativi, specificando quali aspetti la legge riserva alla successiva fase esecutiva.

Uno dei principali chiarimenti richiesti dalla Corte riguarda i motivi imperativi di interesse pubblico che giustificano la realizzazione del Ponte, nonché la valutazione delle alternative progettuali.

La risposta è ampia e documentata: vengono illustrate le opzioni esaminate negli anni (dal tunnel sottomarino, abbandonato per complessità geotecniche e costi elevatissimi, fino all’ipotesi di ponte a 2-3 campate) e spiegato perché la soluzione attuale, a campata unica, rappresenti la scelta più efficace e sicura dal punto di vista tecnico e ambientale.

Ampio spazio anche alle questioni ambientali. La società e il Governo ribadiscono che non esiste alcuna violazione né mancata applicazione di norme italiane o comunitarie.
Tutti gli obblighi derivanti dalle direttive europee (in particolare l’articolo 72 della Direttiva UE in materia di appalti pubblici) risultano rispettati.

Si sottolinea inoltre che la Commissione VIA-VAS del MASE ha rilasciato parere favorevole sia sullo studio di impatto ambientale sia sulla valutazione di incidenza ambientale, confermando la coerenza delle misure di compensazione con gli obiettivi di tutela della rete Natura 2000.

Un altro punto sollevato dai giudici riguarda la crescita del costo dell’opera.
Nel dossier si evidenzia che questo aumento è dovuto al rincaro dei materiali e dei prezzi registrato al 2023, un fenomeno che ha interessato tutte le infrastrutture in corso di realizzazione in Italia e nel mondo.

Il Governo e la società respingono qualsiasi ipotesi di aggiramento dei vincoli europei, sottolineando la regolarità delle procedure e la trasparenza dei calcoli economici.

Vengono inoltre chiariti i motivi per cui non sono stati richiesti nuovi pareri al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e all’Autorità di regolazione dei Trasporti: si tratta di pareri non vincolanti, e il Consiglio si era già espresso favorevolmente nella precedente fase istruttoria.

Una sezione è dedicata ai rilievi della Corte sul parere della società di consulenza KPMG, che ha validato il quadro economico-finanziario dell’opera.
Il documento ribadisce che il parere è stato redatto secondo gli standard internazionali di valutazione e che le conclusioni restano coerenti con i principi di prudenza e sostenibilità economica.

Vengono forniti inoltre chiarimenti sulle singole voci di costo (dai servizi di ingegneria e progettazione alle misure di compensazione ambientale e sociale, fino alle spese per sicurezza e acquisizione aree) e sul piano tariffario e i volumi di traffico stimati, che confermano la sostenibilità dell’investimento.

Indirizzo

Portici
80055

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