01/09/2025
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Il pass è il cuore pulsante di un ristorante. Non solo il punto di passaggio delle portate, ma lo spazio in cui cucina e sala si incontrano e si parlano. È da lì che il cliente può dare uno sguardo dentro l’ingranaggio e osservare l’ecosistema complesso che tiene insieme ogni servizio.
Tradizionalmente nei ristoranti il pass era una fessura discreta, quasi nascosta. Poi ha iniziato a farsi vedere. Con il cosiddetto “acquario” – una cucina a vista protetta da vetri ampi – è diventato anche un punto di dialogo visivo con la sala.
Per Mazzo abbiamo deciso di fondere queste due visioni: la discrezione del pass “classico” e l’apertura scenografica dell’acquario. Ne è nato un oblò, incastonato in un cubo che si spinge in avanti, quasi a entrare in sala. Una soglia che lascia respirare la cucina, rendendola visibile ma non esposta, come una fessura che si allarga senza mai perdersi.
In tutto il locale il design ha seguito delle linee ben precise, con costanti riferimenti agli anni ’60 e ’70: le lampade Space Age, le volte tondeggianti tra una stanza e l’altra, le simmetrie perfette ispirate dal cinema di Stanley Kubrick, l’attenzione all’architettura di Dario Argento, fino alla spiritualità concreta del Memoriale Brion di Carlo Scarpa.
Negli spazi di Mazzo a Centocelle il contatto tra noi e clienti era molto intimo, e il confine tra sala e cucina più permeabile.
Nel nuovo Mazzo è l’oblò che ci permette di non perdere mai lo sguardo sulla sala e tenere vivo e attivo quel legame.
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Thanks to
Foto 1.2.3.9
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Mazzo
Via degli Equi 62, Roma
** prenotazioni Link in bio **
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