18/07/2025
Sant’Ivo alla Sapienza. Ombra, luce, rivelazione.
Ricordo ancora quel giorno di quindici anni fa, nitido nella memoria come la linea perfetta che separa la luce dall’ombra. Passeggiavo all’interno della chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza insieme a monsignor Agostino De Angelis, all’epoca mio prezioso amico e rettore del complesso. Ogni passo riecheggiava sotto la cupola disegnata da Borromini, come se la casa di Dio – donata agli uomini – ci stesse ascoltando.
A un tratto ci fermammo, incantati. Lo spazio intorno a noi si rivelò diviso in due mondi distinti: dal pavimento fino all’attacco della cupola, l’ombra regnava misteriosa, teatrale, come un velo calato sull’animo umano – fragile, imperfetto, incompiuto, abitato da errori, esitazioni, piccoli atti mancati. Sembrava il riflesso esatto di ciò che siamo, nel fluire quotidiano di azioni e omissioni.
Ma sopra di noi, la luce.
Grazie alla mia Leica M6 riuscii a cogliere quel chiarore abbagliante che filtrava dalla lanterna e pioveva accecante e puro, illuminando gli stucchi, gli angeli, le stelle. Quella discesa luminosa ci apparve come un gesto eterno, misericordioso. Era la presenza di Dio che, dall’alto, cercava l’umanità. Scendeva nella penombra per raggiungerci, per salvarci.
E in quel momento capimmo che lo spazio non era solo architettura: era rivelazione.
E nella rivelazione, entrambi, ci sentimmo profondamente visti.
📷: Leica M6
📍Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, Roma
Architettura: Francesco Borromini