30/09/2021
Wednesday’s Column, ###I appuntamento
Tema di oggi: Architettura e scultura, l’interferire delle arti.
La poliedricità del nostro lavoro ci porta a essere continuamente contaminati da suggestioni esterne, utili alla trasmigrazione del pensiero architettonico dall’idea astratta, alla realizzazione concreta.
E allora, come non citare uno dei nostri riferimenti preferiti?!
Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna, 1926) è uno dei maggiori artisti italiani contemporanei. Formatosi in Italia, si occupa prevalentemente di scultura, sebbene la sua carriera sia costellata da numerose attività teatrali, ricerche grafiche e poetiche. La scultura, per anni seconda rispetto alla pittura, rivendica negli anni Sessanta del Novecento il suo posto nell’arte.
Figlio del postmodernismo,
Tra le maggiori influenze dell’artista, figurano Paul Klee, gli scultori italiani Umberto Boccioni, Alberto Giacometti, l’inglese Henri Moore, ma anche tutti quegli artisti conosciuti durante i suoi viaggi. È indubbio, che nella realizzazione delle sue Sfere si sia ispirato ai Concetti spaziali di Lucio Fontana, degli anni Sessanta.
La produzione scultorea è invece una costante nella sua arte. Le prime sculture sono di piccole dimensioni: Pomodoro lavora sulla deformazione di solidi geometrici, sfere, coni, cubi, per scoprire cosa si racchiude all’interno. È una chiara allusione allo svelamento dell’interiorità umana, obiettivo centrale nella ricerca scultorea di Arnaldo, ed è per questo che le sue opere si aprono a mostrare le parti interiori. Una delle sue prime opere sferiche è la Sfera, del 1963. Nel 1966 passa invece a sculture di grandi dimensioni, il primo esempio è una commissione di oltre tre metri per l’Expo di Montreal, chiamata la Sfera grande. Vista l’imponenza delle strutture, queste vengono realizzate per spazi aperti: è così che le piazze di Milano, Brisbane, Copenaghen, Los Angeles, Darmstadt si animano delle sue opere. Lo studio della sfera, una ricerca su cui lavorano anche Moore e Fontana, è un punto fisso nell’arte di Pomodoro: egli le lacera, come a voler svelare ciò che contengono all’interno. Non mancano tuttavia realizzazioni di bassorilievi, colonne e murales; Omaggio alla civiltà tecnologica, è un grosso murales realizzato per la città di Colonia.
Ma quali possono essere le affinità concettuali che destano la nostra curiosità di architetti a tal punto da prendere tali opere come metafore di ulteriori visioni compositive?
Se proviamo a spostare lo sguardo, oltre il consueto territorio di competenza, notiamo come numerose analogie architettoniche richiamino il principi di disvelamento interiore delle scultore di Pomodoro.
Se nel 1972 egli realizzava l’opera “Sole”, poi collocata in Piazza Meda a Milano, nel 1971 il panorama architettonico si deliziava del progetto di Renzo Piano per il Centre Pompidou di Parigi, che presentava, secondo una diversa declinazione, la stessa volontà di portare alla luce le “viscere” dell’edificio, ovvero quelle infrastrutture considerate materia “sporca”, da nascondere dentro un involucro perfetto, che invece Piano porta spudoratamente all’esterno, facendone il tema trainante del progetto.
Una scelta rivoluzionaria, dirompente.
La perfezione geometrica, allegoria dell’involucro, corazza umana ed edilizia, nasconde, se lacerata, una matassa di viscere, oscure e complesse.
Coincidenze queste affinità?
Possono le pieghe interiori di un artista, ritrovarsi sulle facciate di edifici scarnificati, che non hanno paura di mostrare la costruzione ?
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