Studio Fabris Architettura

Studio Fabris Architettura Studio professionale fondato nel 1975 dal titolare Dott. Arch. Francesco Fabris, che si avvale di personale qualificato interno ed esterno.

Opera con maturata esperienza in campo privato e pubblico nei settori della ricettività residenziale e alberghiera, del direzionale, dello spettacolo, delle attrezzature nautiche, delle opere di urbanizzazione, dei parchi d'interesse comunitario, dell'arredo urbano, degli interni e del design.

20/02/2023

Gentili Utenti,

Lo Studio Fabris Architettura è attivamente in cerca di collaboratori, per disegno tecnico, pratiche edilizie, e affiancamento nella progettazione.
Requisiti minimi: ottima conoscenza di Autocad 2D, passione per l’ambito edilizio, capacità di lavorare in team.

Se interessati o conoscete qualcuno che può esserlo, date un’occhiata al nostro annuncio su linkedin, o scrivete a [email protected]

Pubblicazione: 15:31:15. Lo Studio Fabris Architettura opera nel settore della progettazione architettonica dal 1975, con…Vedi questa e altre offerte di lavoro simili su LinkedIn.

26/01/2022

Gentili followers,
A causa di un malfunzionamento, il sito dello Studio Fabris Architettura www.fabris-architettura.it ha riscontrato qualche problema di rallentamento nei giorni scorsi, ma attualmente è tornato al massimo della forza, per cui vi invitiamo a fare un giro sul nostro portale per conoscere i nostri progetti!

Ps: non perdetevi la nostra consueta rubrica del mercoledì sulla nostra pagina Instagram
studio_fabris_architettura
😉😉

27/10/2021

Wednesday’s Column, ###III appuntamento

Tema di oggi: opere provvisionali

Per opera provvisionale, in edilizia, si intende una lavorazione o la realizzazione di una struttura o di un manufatto che abbia una durata temporanea e che non farà parte dell’opera compiuta, perché verrà rimossa prima.
Si pensi alle centine usate dai Romani per costruire l’intradosso dell’arco a tutto sesto, che venivano poi disarmate, lasciando in opera esclusivamente il vuoto realizzato.

Oggi vi mostriamo la realizzazione di un “diaframma” ovvero quel perimetro che viene tracciato, scavato, armato e gettato per costruire un argine di contenimento prima di scavare una superficie interrata.
Nella foto si individua l’escavatore verticale che, a moduli di 2,5m, estrae il terreno lungo il perimetro tracciato, per poi inserire le gabbie delle armature in cui verrà fatto il getto.

Sapevate che dietro una costruzione vi è la costruzione della costruzione ?
Per saperne di più, visitate la nostra pagina Instagram, ogni mercoledì (studio_fabris_architettura)

Wednesday’s Column, ###I appuntamentoTema di oggi: Architettura e scultura, l’interferire delle arti.La poliedricità del...
30/09/2021

Wednesday’s Column, ###I appuntamento
Tema di oggi: Architettura e scultura, l’interferire delle arti.

La poliedricità del nostro lavoro ci porta a essere continuamente contaminati da suggestioni esterne, utili alla trasmigrazione del pensiero architettonico dall’idea astratta, alla realizzazione concreta.
E allora, come non citare uno dei nostri riferimenti preferiti?!

Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna, 1926) è uno dei maggiori artisti italiani contemporanei. Formatosi in Italia, si occupa prevalentemente di scultura, sebbene la sua carriera sia costellata da numerose attività teatrali, ricerche grafiche e poetiche. La scultura, per anni seconda rispetto alla pittura, rivendica negli anni Sessanta del Novecento il suo posto nell’arte.
Figlio del postmodernismo,
Tra le maggiori influenze dell’artista, figurano Paul Klee, gli scultori italiani Umberto Boccioni, Alberto Giacometti, l’inglese Henri Moore, ma anche tutti quegli artisti conosciuti durante i suoi viaggi. È indubbio, che nella realizzazione delle sue Sfere si sia ispirato ai Concetti spaziali di Lucio Fontana, degli anni Sessanta.

La produzione scultorea è invece una costante nella sua arte. Le prime sculture sono di piccole dimensioni: Pomodoro lavora sulla deformazione di solidi geometrici, sfere, coni, cubi, per scoprire cosa si racchiude all’interno. È una chiara allusione allo svelamento dell’interiorità umana, obiettivo centrale nella ricerca scultorea di Arnaldo, ed è per questo che le sue opere si aprono a mostrare le parti interiori. Una delle sue prime opere sferiche è la Sfera, del 1963. Nel 1966 passa invece a sculture di grandi dimensioni, il primo esempio è una commissione di oltre tre metri per l’Expo di Montreal, chiamata la Sfera grande. Vista l’imponenza delle strutture, queste vengono realizzate per spazi aperti: è così che le piazze di Milano, Brisbane, Copenaghen, Los Angeles, Darmstadt si animano delle sue opere. Lo studio della sfera, una ricerca su cui lavorano anche Moore e Fontana, è un punto fisso nell’arte di Pomodoro: egli le lacera, come a voler svelare ciò che contengono all’interno. Non mancano tuttavia realizzazioni di bassorilievi, colonne e murales; Omaggio alla civiltà tecnologica, è un grosso murales realizzato per la città di Colonia.

Ma quali possono essere le affinità concettuali che destano la nostra curiosità di architetti a tal punto da prendere tali opere come metafore di ulteriori visioni compositive?

Se proviamo a spostare lo sguardo, oltre il consueto territorio di competenza, notiamo come numerose analogie architettoniche richiamino il principi di disvelamento interiore delle scultore di Pomodoro.
Se nel 1972 egli realizzava l’opera “Sole”, poi collocata in Piazza Meda a Milano, nel 1971 il panorama architettonico si deliziava del progetto di Renzo Piano per il Centre Pompidou di Parigi, che presentava, secondo una diversa declinazione, la stessa volontà di portare alla luce le “viscere” dell’edificio, ovvero quelle infrastrutture considerate materia “sporca”, da nascondere dentro un involucro perfetto, che invece Piano porta spudoratamente all’esterno, facendone il tema trainante del progetto.

Una scelta rivoluzionaria, dirompente.
La perfezione geometrica, allegoria dell’involucro, corazza umana ed edilizia, nasconde, se lacerata, una matassa di viscere, oscure e complesse.

Coincidenze queste affinità?
Possono le pieghe interiori di un artista, ritrovarsi sulle facciate di edifici scarnificati, che non hanno paura di mostrare la costruzione ?

Let us know!!

Wednesday’s Column, ### appuntamentoTema di oggi: architettura tecnologica e cinematica La sinergia che si instaura tra ...
22/09/2021

Wednesday’s Column, ### appuntamento

Tema di oggi: architettura tecnologica e cinematica

La sinergia che si instaura tra architettura e tecnologia è sempre più radicata tra le diverse discipline, portando continue integrazioni tra gli aspetti compositivi, la domotica, le nuove soluzioni di architettura cinematica ed esigenze funzionali.

Un nobile esempio di trasposizione tecnologica di un archetipo compositivo è il progetto di Jean Nouvel per l’Istituto del Mondo Arabo, realizzato nel 1987 nel V Arrondissement di Parigi.

L’invidiabile intuizione elaborata da Nouvel consiste nell’assunzione e conseguente reinterpretazione dell’archetipo orientale della gelosia moresca, ovvero quel sistema diaframmatico verticale che consente originariamente alle donne della cultura islamica di guardare fuori senza essere viste.

La geniale rilettura in termini tecnologici attuali attuata nell’opera parigina consiste nella realizzazione di 240 pannelli modulari quadrati e poligonali in vetro e alluminio, fotosensibili e automatizzati in funzione della quantità di luce assorbita che si desidera far trapelare all’interno.

L’architettura prende vita, gli involucri cambiano forma ed aspetto grazie alle innovazioni e alle tecnologie di ultima generazione. Un semplice sistema di oscuramento non sempre offre il grado di schermatura necessario agli ambienti interni di un edificio: le diverse orientazioni delle facciate, l’andamento giornaliero ed annuale del sole richiederebbero facciate che, ora dopo ora, mutino configurazione garantendo un ottimo microclima interno.

L’opera rappresenta la sintesi tra la tradizione araba e cultura architettonica occidentale. All’interno non ospita un semplice museo, bensì un vero e proprio centro culturale con sale espositive, una biblioteca, sale conferenza e spazi per spettacoli. Jean Nouvel riesce caparbiamente a fondere insieme le due culture da un punto di vista architettonico unendo le forme più razionali tipiche dell’occidente e i motivi geometrici tipici degli edifici arabi. La facciata sud rappresenta un vero e proprio manifesto di questa fusione culturale. I 240 diaframmi in acciaio quadrati e poligonali che richiamano i motivi geometrici arabi, grazie a dei sensori si aprono e si chiudono nell’arco della giornata per garantire l’illuminazione naturale e l’ombreggiamento all’interno dell’edificio. Oltre a creare una facciata sempre in movimento, evocano una curiosa sensazione nel visitatore,sembra quasi ditrovarsi all’interno di un set in cui gli obiettivi delle macchine da ripresa si aprono e si chiudono. In questo modo la luce viene scissa in tanti fasci luminosi, di dimensioni variabili a seconda delle aperture,il che rende gli ambienti molto suggestivi. Anche qui il richiamo alla tradizione architettonica araba è voluto, la luce naturale ha un ruolo di primo piano in tutti gli ambienti.


Wednesday’s Column, XXIX appuntamentoTema di oggi: architettura ipogeaDa sempre attratti dall’architettura ipogea e dall...
22/07/2021

Wednesday’s Column, XXIX appuntamento

Tema di oggi: architettura ipogea

Da sempre attratti dall’architettura ipogea e dalle sue innumerevoli variabili compositive, oggi ci soffermiamo su un progetto realizzato da Renzo Piano nel 2011 presso Notre Dame de Haut, sito che ospita la celebre Ca****la di Ronchamp di Le Corbusier.

A settembre 2011, un grande progetto di espansione e rinnovamento di Notre Dame du Haut è stato completato su progetto del Renzo Piano Building Workshop (RPBW).
L’espansione riguarda il nuovo padiglione d’ingresso e il convento delle monache Clarisse. Entrambi gli edifici sono abilmente innestati dentro il pendio della collina in modo da non occludere o disturbare la vista della ca****la di Le Corbusier, ma anzi in modo da assurgere alla suggestione di un vassoio verde su cui poggia la preziosa architettura.

Il Padiglione d’ingresso (La Porterie) comprende un’area di accoglienza, una piccola mostra storica nella quale sono esposti un modello originale in gesso della Ca****la realizzato nel 1954 e un modello dell’intervento di Piano, un ambiente con un grande camino, una sala riunioni, un piccolo giardino d’inverno, un negozio e uffici amministrativi.

Dal 2011, il nuovo Convento delle Clarisse è la sede di una piccola comunità di monache, la prima comunità religiosa a stabilirsi in modo permanente sulla collina di Bourlémont. L’edificio comprende una serie di unità abitative per le suore, uno spazio comune, uffici ed un oratorio.

Coerentemente con il carattere del luogo entrambi gli edifici sono discreti sia nella struttura che nei materiali scelti (calcestruzzo faccia a vista, zinco, vetro e legno) e, anche grazie alle coperture verdi, quasi scompaiono alla vista fondendosi col paesaggio. Sia il padiglione d’ingresso che il monastero sono arredati con semplici mobili in legno disegnati dal belga Maarten Van Severen e prodotti da Vitra.

Lo schizzo embrionale di Renzo Piano descrive sinteticamente ma in modo pregnante la relazione che intercorre con l’opera protagonista e gli spazi accessori inglobati nel verde.

Eleganza e leggerezza anche nei materiali, che alludono al carattere rispettoso e non prepotente dell’intervento.

Foto dal web

Wednesday’s Column, XXVIII appuntamentoTema: Chi era l’architetto Ming Pei La poetica dell’eleganza e della leggerezza a...
14/07/2021

Wednesday’s Column, XXVIII appuntamento

Tema: Chi era l’architetto Ming Pei
La poetica dell’eleganza e della leggerezza al Museo del Louvre

Ieoh Ming Pei (Canton, 26 aprile 1917 – New York, 16 maggio 2019[1]) è stato un architetto cinese naturalizzato statunitense. Ha vinto il Premio Pritzker nel 1983 e l’11 dicembre 1992 il Presidente George H. W. Bush gli ha conferito la Medaglia presidenziale della libertà. È stato uno degli ultimi grandi maestri dell’architettura modernista. Lavorava con le forme astratte, usando la pietra, il calcestruzzo, il vetro e l’acciaio.

Figlio di un eminente banchiere cinese, Ieoh Ming Pei ha lasciato il suo Paese nel 1935 per gli Stati Uniti. Qui ha studiato architettura al Mit e alla Harvard University. Dopo alcuni anni di insegnamento e di attività per il governo americano, si è trasferito a New York e ha lavorato per un costruttore. Nel 1955, quando è diventato cittadino statunitense, ha aperto il suo studio. Nel 1983 Pei ha vinto il Premio internazionale di architettura Pritzker e ha destinato i 100mila dollari incassati al lancio di un programma per consentire ad aspiranti architetti cinesi di studiare negli Usa. Nel 1992 il presidente George H. W. Bush gli ha conferito la Medaglia presidenziale della libertà.

Tutte le creazioni di Pei mostrano una precisione geometrica e una qualità astratta, con una venerazione per la luce. Il suo progetto più famoso – e controverso – resta la piramide del Louvre.
Conosciuto in tutto il mondo per la (discussa) piramide di vetro che ormai da tre decenni definisce l’ingresso del Louvre di Parigi, Pei ha operato su scala globale, misurandosi con un’estesa gamma di edifici, tra cui complessi per la cultura e per la formazione. “La sua abilità ha elevato l’uso dei materiali a un’arte”, sottolinearono i giurati nella motivazione del Pritzker Architecture Prize, riconoscendolo, già all’inizio degli anni Ottanta, come l’artefice di alcuni “dei più bei spazi interni ed esterni di questo secolo.”
Il progetto della Piramide del Louvre fa parte di una più ampia ristrutturazione interna del museo, voluta dall’allora presidente Francois Mitterrand negli anni ’80. Il progetto venne affidato all’architetto giapponese Ieoh Ming Pei, anche se per errore viene a volte attribuito a Renzo Piano (già membro del team di progettisti del Centro Pompidou).

Il progetto comprendeva una rivisitazione drastica del cortile interno: qui sarebbe sorta una piramide in vetro e metallo, circondata da delle fontane a larghe vasche triangolari piatte, disposte a formare un quadrato attorno alla piramide stessa.

La Piramide di vetro doveva fungere da nuovo ingresso principale e da lucernario per illuminare il piano interrato. Nella parte interrata veniva dato spazio al Carrousel du Louvre, una galleria di negozi, bar e auditorium indispensabile per fornire una serie di servizi aggiuntivi a visitatori, studiosi e staff del Louvre. Questa prima parte del progetto venne completata nel 1989. Si attese il 1993 per inaugurare la seconda parte del disegno: sotto alla piramide di vetro è stata progettata una seconda piramide, speculare e rovesciata, che termina a circa un metro da terra quasi a sfiorare una terza piramide in pietra dul pavimento dell’atrio. Contemporaneamente, il museo venne ampliato appropriandosi dell’attuale ala Richelieu, già in uso per gli uffici direzionali del Ministero delle Finanze.

La piramide esterna funge da lucernario e ingresso nel sottosuolo: entrando si raggiunge l’accoglienza dei visitatori, la biglietteria, i punti di informazione, tutto all’interno di uno spazio razionale denominato Carousel du Louvre, dove è possibile trovare anche diversi punti di ristoro e negozi di souvenir ma anche belle boutique parigine. Da qui si ha accesso alle diverse ali del Museo.

La piramide rovesciata svolge senza dubbio alcune funzioni importanti dal punto di vista architettonico: illumina il Carousel du Louvre diminuendo drasticamente l’uso della corrente elettrica, migliora l’acustica della sala ed è un ornamento di grandissimo impatto, che contribuisce a valorizzare la magnificenza dell’edificio.

All’indomani dell’inaugurazione, però, le sono state attribuite altre funzioni. È infatti inserita in un trittico di piramidi e la ricorrenza del numero 3, la teoria dei 666 vetri, la forma piramidale che è simbolo millenario di spiritualità e resurrezione, ne fanno un oggetto irresistibile per riferimenti esoterici, complottistici e legati al mondo dell’occultismo. Senza dimenticare che Dan Brown ne fatto uno dei simboli del Graal ne Il Codice da Vinci.

La piramide rovesciata ha un’altezza di 7 metri e una pianta quadrata con il lato di 16 metri. Scende come un corpo convesso nell’atrio del museo fino quasi a sfiorare una piramide rocciosa. Il forte simbolismo della piramide ha ispirato diverse credenze e alimentato interrogativi sul significato nascosto della piramide inversa.

Secondo alcuni, sarebbe costituita da 666 lastre di vetro (in realtà sono 673): 666 è un numero molto caratterizzante per la cosmogonia cristiana, poiché nel libro dell’Apocalisse è il numero che rappresenta l’Anticristo.

Secondo altri, la grandissima piramide inversa che con la sua trasparenza celeste si avvicina alla piccola piramide “terrena” e opaca, rappresenta l’incontro tra la piramide di Cheope e il cielo.

La sua particolare forma richiama anche il mondo della massoneria, essendo proprio la piramide un simbolo della massoneria, che rappresenta l’ascesa umana e il progresso verso un livello di conoscenza superiore.

Questa breve introduzione tratta da alcune fonti del web consente di individuare i caratteri a tratti “divini” di un’architettura estremamente simbolica, che utilizza la geometria quale elemento di perfezione armonica tra cielo e terra, tra nuovo e antico.
Pei riesce magistralmente nel suo intento, realizzando un volume effimero, in vetro e acciaio, che si staglia al centro del complesso creando uno spazio ipogeo e speculare.
La trasparenza e la leggerezza delle struttura riescono a evocare la spiritualità di un luogo sacro, abitato da sarcofagi millenari, volti di marmo e quadri del Rinascimento italiano.
Come una teca perfetta che si apre in una voragine infinita sotto ai piedi, la piramide accoglie i suoi visitatori nel mondo dell’arte.
In qualsiasi Dio crediate, o meno, il Louvre vi regalerà il divino.

Wednesday’s Column, XXVII appuntamento Tema di oggi: progettare nuove forme di turismo Il nostro ciclo di interviste pro...
07/07/2021

Wednesday’s Column, XXVII appuntamento

Tema di oggi: progettare nuove forme di turismo

Il nostro ciclo di interviste prosegue con la Dott.ssa Morena Secco, fisioterapista e Dirigente dell’area riabilitativa delle Terme Bibione spa.
La sua pluriennale esperienza in campo manageriale ci consente di aprire un confronto importante sulle nuove forme di turismo d’avanguardia, che contempli salute e benessere.
La trasversalità di questo spazio settimanale ci porta a indagare quale sia il giusto approccio verso altro settori, per progettare al meglio strutture funzionali ed eleganti!

Per vedere l’intervista completa,
Vi lasciamo il link IGTV
Buona visione!



https://www.instagram.com/tv/CRBUCf4ohAS/?utm_medium=copy_link

Wednesday's Column, XXVI appuntamentoTema di oggi: La scala a chiocciolaQuesto mercoledì intendiamo presentarvi un nostr...
30/06/2021

Wednesday's Column, XXVI appuntamento

Tema di oggi: La scala a chiocciola

Questo mercoledì intendiamo presentarvi un nostro progetto realizzato nel 2000 a Lignano Riviera, caratterizzato da un elemento architettonico di grande fascino, ovvero la scala a chiocciola, o elicoidale.
Ebbene, prima di conoscere il nostro progetto è necessaria però una digressione sulla differenza tipologica tra scala elicoidale e scala a chiocciola.

La scala a chiocciola ha un’origine molto antica. Si attesta la sua presenza già nel Medioevo, periodo nel quale sostituirono le più scomode scale in corda o a pioli per raggiungere la vetta delle torri. Esse possono essere a pianta circolare, ma anche quadrata o rettangolare. La struttura della scala a chiocciola è sorretta dalla presenza di un piantone centrale, che ne costituisce la struttura portante, attorno alla quale si sviluppano i gradini.

La scala elicoidale rappresenta un’evoluzione della più antica scala a chiocciola. Infatti essa, pur mantenendo la stessa forma avvolta su se stessa, non sfrutta il montante centrale ma bensì un’elica interna ed una esterna.

L'invenzione della scala elicoidale si può attribuire al Bramante:
la scala ha come fulcro le colonne, otto per ogni giro, di ordini diversi a mano a mano che si sale. A questo punto arriva l’intuizione geniale del Bramante. Inserire una spirale nel cilindro che costituisce lo scheletro della scala. La spirale è la forma che avvitandosi crea movimento, innalza e crea un moto infinito. Ecco che Bramante rompe con il canone classico in modo decisivo, contrapponendo alla forma fissa delle colonne un’elica, una figura che non ha né inizio né fine.

Bramante si è trovato ad affrontare problemi tecnici non indifferenti inserendo questa forma. In una spirale non c’è separazione tra i piani, quindi i tre ordini tuscanico, ionico e composito, sono posti nella continuità creando un accostamento inusuale. Percorrendo la scala si viene catapultati in uno spazio ipnotico, in chi sale e guarda verso l’alto si crea un effetto di aspirazione, quasi celeste.

Per la prima volta l'elemento di risalita non si regge sull'appoggio di un piantone centrale, ma sfrutta l'innesto dinamico della spirale in un volume che funge da cortina portante.

L'esempio del Bramante diviene suggestione e riferimento nei secoli successivi per numerosi sviluppi di scale elicoidale, fino a prestigiosi esempi contemporanei, come può essere la scala della Cantina Antinori progettata nel Chianti da Archeassociati, per certi versi ingannevole perchè avvinta intorno a un pilastro che potrebbe essere confuso per il piantone di una chiocciola.

Il Residence Cervantes, prevede l'inserimento di una scala a chiocciola in ciascuna delle terrazze, per collegare l'ultimo piano abitato con il soppalco adibito a solarium, impreziosendo il prospetto con finiture di pregio.
Andate a conoscerlo meglio sul nostro sito www.fabris-architettura.com grazie agli scatti di pdagrafica

'scolumn

Nel 2019 ricorreva il 50esimo anniversario dell’ ERT, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, di cui il Polit...
16/06/2021

Nel 2019 ricorreva il 50esimo anniversario dell’ ERT, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, di cui il Politeama Odeon di Latisana fa parte.
Sorto nel 1920 come “Teatro Lega”, dal nome degli storici proprietari, nel 1938 subisce una prima ristrutturazione.
Fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale assume il ruolo di cinema cittadino: nel 1970, dopo decenni di inattività diventa subito partner del circuito regionale appena fondato. Di seguito l’ERT commissiona al nostro studio la sostanziale ristrutturazione dello storico “Politeama Odeon” rimasto appunto chiuso negli anni ottanta, dopo i fasti del dopoguerra.
Il progetto recupera il volume del corpo centrale, con il rifacimento della copertura, ricorrendo alla previsione di grandi capriate in legno lamellare a vista, con la realizzazione ex novo della torre del palcoscenico e i servizi per gli attori.
All’interno il grosso parallelepipedo viene ingentilito da una sovrastruttura libera alla base con funzione di grande pensilina di ingresso sospesa sul fronte che si attaglia a terra sul piano strada, mediante un susseguirsi di archi dalla foggia allungata e caratterizzante.

Wednesday’s Column, XXIV appuntamento Tema: Interventi in sinergia pubblico-privatoAl XIII appuntamento di questa rubric...
03/06/2021

Wednesday’s Column, XXIV appuntamento

Tema: Interventi in sinergia pubblico-privato

Al XIII appuntamento di questa rubrica abbiamo parlato di landmark, soffermandoci sul pontile di Lignano Punta Faro, elemento urbano iconico e riconoscibile del contesto pubblico marino.

Ciò che non vi avevamo detto è che quel pontile venne realizzato in occasione dell’intervento per il Complesso residenziale della Porta del Mare, che assume tale denominazione perché costituito da 8 corpi di fabbrica disposti a U intorno a una piazza pubblica, che si spinge in acqua con il ripristino dell’antico faro interrato, poi recuperato e riprodotto in vetro resina rossa.

Il complesso assume dinamicità compositiva grazie all’alternarsi di volumi di 4 e 6 piani, interrotti da squarci e scorci, che in corrispondenza dell’asse centrale trovano massima espressione nella spaccatura centrale, che rievoca l’immagine, appunto, della “Porta del mare”.

Volete saperne di più?
Trovate l’intero intervento sul nostro sito, in costante evoluzione!

https://www.fabris-architettura.it/portfolio/porta-del-mare/

Thanks to 📸 pdagrafica

Wednesday’s Column, XXIII appuntamento Tema: Imprenditoria d’avanguardia, turismo sostenibile, architettura ricettiva La...
26/05/2021

Wednesday’s Column, XXIII appuntamento

Tema: Imprenditoria d’avanguardia, turismo sostenibile, architettura ricettiva

La nostra rubrica settimanale prosegue con una serie di interviste a soggetti che assumono un ruolo di rilievo nella storia del nostro studio, ma che, soprattutto, contribuiscono attivamente, in sinergia con le istituzioni pubbliche a valorizzare il settore turistico nella zona dell’Alto Adriatico.

Oggi abbiamo avuto l’opportunità di rivolgere qualche interessante domanda a Vanni Basso, Presidente del Consiglio Amministrativo dell’Europa Group SPA, nonché imprenditore illuminato e nostro storico cliente.

Per guardare l’intervista completa,
Cliccate sul link IGTV

Buona visione!!!!



https://www.instagram.com/tv/CPVUq4wKEHE/?utm_medium=copy_link

Indirizzo

San Michele Al Tagliamento
30028

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
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Martedì 09:00 - 12:30
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Mercoledì 09:00 - 12:30
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Giovedì 09:00 - 12:30
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