12/02/2026
Il cuore come lo rappresentiamo oggi non ha nulla di realistico. La sua forma stilizzata nasce nel Medioevo, probabilmente come sintesi grafica del cuore botanico dell’edera o come convenzione simbolica adottata nei manoscritti miniati.
Tra XIV e XV secolo diventa progressivamente emblema dell’Amor Cortese.
Nel XIX secolo, con l’affermarsi della borghesia e della cultura del sentimento domestico, il cuore entra stabilmente nella gioielleria: medaglioni apribili, piccoli scrigni da indossare, oggetti pensati per custodire miniature, fotografie, ciocche di capelli.
Nel Novecento il simbolo non scompare, ma cambia registro: diventa elemento stilistico, talvolta ironico, talvolta teatrale.
La collana americana della seconda metà del secolo scorso interpreta il cuore all’interno di una costruzione ornamentale complessa: pietre dure, vetro, madreperla e metallo dorato si dispongono come in una piccola scenografia. Solo uno sguardo attento ne rivela la firma, quella di Kenneth J. Lane, figura centrale nella bigiotteria d’Alta Moda americana.
Il bracciale vintage in metallo placcato oro con tre cuori apribili richiama invece la tradizione ottocentesca del medaglione: il cuore non è solo simbolo, ma contenitore. Non dichiara soltanto, custodisce.
Infine, il grande cuore in legno lavorato a mano, abbinato a lana cotta tinta con pigmenti vegetali, riporta il segno alla materia. È una versione essenziale, quasi arcaica, dove il simbolo perde l’ornamento e resta forma.
Tre oggetti diversi.
Tre declinazioni di uno stesso linguaggio che attraversa i secoli.
Osservarli insieme significa anche questo: riconoscere come un simbolo antico continui a trasformarsi, adattandosi ai gusti, alle epoche, alle sensibilità.
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