21/10/2026
Scrivete URANIO e vi mando le tre cose da controllare. Una ve la dico subito: dalle foto non si capisce.
Una cliente mi ha chiesto di spiegare come veniva usato l’uranio nella porcellana. Le ho risposto con una precisazione, perché è il punto: nella porcellana molto meno di quanto si pensi. Si usava soprattutto nella ceramica da tavola e nel vetro.
Non era un colore dipinto sopra il piatto. Era una polvere mescolata dentro lo smalto — la vernice che, cotta, diventa vetro. Poi il piatto si cuoceva, e il colore restava dentro. Con l’ossido di uranio e il piombo si andava dal giallo chiaro al rosso scuro; con altre cose veniva il verde, e anche il nero.
Scrivete URANIO e vi mando le tre cose da controllare.
Il caso più famoso è americano: la Fiesta, 1936, cinque colori, il bordo con tre solchi concentrici. Il suo rosso arrivava al quattordici per cento dello smalto. Poi durante la guerra il governo americano prese tutto l’uranio e quel rosso non lo hanno fatto più. Non per la salute: per la bomba.
Quello che nessuno vi dice: la lampada ultravioletta serve a vedere che l’uranio c’è, non a misurare quanto conta. La fluorescenza è una cosa, la radioattività è un’altra. La misura vera la fa solo un contatore.
Cerco, studio, racconto.
Foto: The Marmot, Stacy Spensley, thetechhimself1, lostinmiami, larry.nutt, NancyFry, MaximilianParadiz, weremonkey, dlovins99 — CC BY 2.0 / CC0 / Public Domain, via Flickr. Disegno del piatto: Vintage Lovers Club.