24/04/2020
25 aprile 1945
Noi non c’eravamo ma non dimentichiamo
25 Aprile 1945: gli ultimi invasori sono costretti a lasciare l’Italia. La seconda guerra mondiale, con 50 milioni di vite spezzate, è finita. I partigiani e le partigiane scendono dalle montagne. La resistenza alla dittatura fascista e all’occupazione nazista si è conclusa. Oggi ricordiamo quel giorno e quei valori sui quali si fondano la nostra Repubblica e la nostra Costituzione.
Mai dimenticare! Un popolo che non ha memoria storica è destinato a deperire.
Mi chiedo comunque se la Resistenza si sia conclusa il 25 Aprile 1945?
A giudicare dall’attuale realtà politica, economica, sociale e sanitaria, direi proprio di no!
La drammatica situazione attuale ci obbliga ad affrontare una pandemia che è il risultato di anni di politiche folli. Le teorie liberiste che hanno dominato il mondo negli ultimi trent’anni hanno fallito. Il capitalismo, finanziario e tecnocratico con tutte le sue catastrofiche conseguenze di sfruttamento, disuguaglianze, riduzione di tutto a merce, ha creato un mondo dove pochi individui hanno ricchezze e potere superiori a tutta l’intera umanità, superiori agli Stati, che con ogni mezzo tentano di soggiogare e controllare.
Come sancisce l’articolo 41 della Costituzione “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.
C’è inevitabilmente bisogno di una società basata sulla piena occupazione, sulla condivisione e la redistribuzione della ricchezza con tutti e fra tutti, solo l’eguaglianza può renderci liberi.
I padroni del mondo (che hanno costruito il proprio consenso nascondendosi dietro una pomposa e retorica oratoria), in nome di un’austerità cinica e faziosa hanno imposto tagli ai beni comuni e predicando rigore hanno negato spudoratamente e ostinatamente i più elementari diritti di convivenza civile, umana e sociale.
Gli stessi che oggi, dopo il coronavirus pandemia frutto di una società globalizzata asservita ai profitti di pochi, predicano che “niente sarà più come prima”, mentre in piena emergenza, lavorano febbrilmente perché tutto torni a essere “come prima”, anzi peggio di prima. Sono quelli che hanno determinato il disastro e che ora sgomitano per continuare a governarlo con le stesse regole, con gli stessi miti, a difesa degli stessi interessi.
I signori della finanza mondiale ci hanno sempre indottrinati sostenendo che l’unica realtà era quella determinata dall’economia, ma ora hanno capito che non possono fare a meno di “schiavi vivi”, che producano per loro.
Per questo motivo stanno tentando di convincerci che “niente sarà più come prima”, infatti sempre gli stessi, in questo momento premono per la “riapertura” in nome di primati economici, che non si lasciano frenare da misure di sicurezza “collettiviste” e che si deve, costi quel che costi, “ripartire”.
Le attività consentite non rispondono ad alcun criterio di salute pubblica, restano aperte soprattutto le fabbriche, che in massima parte sono concentrate nelle aree in cui l’emergenza è più conclamata, a partire dalle industrie di armi; il mantenimento in produzione delle quali riassume il cinismo dei poteri forti economici e politici.
Per una società di uguali, lottiamo insieme affinché
“niente dovrà essere più come prima”.
-fino a quando rimarranno intolleranze e revisionismi di tentazioni fasciste, la Resistenza continua.
-fino a quando la corruzione, l’illegalità, l’impunità, l’avidità prevarranno sul bene comune, la Resistenza continua.
-fino a quando i diritti umani , ritenuti imprescindibili dalla Costituzione,non saranno realmente attuati, la Resistenza continua.
-fino a quando al centro della società e dell’economia non si metterà la dignità della persona e del lavoro, la Resistenza continua.
-fino a quando il profitto sarà il fine e non il mezzo per far crescere la società, la Resistenza continua.
-fino a quando gli uomini continueranno a distruggere e ad avvelenare l’ambiente e i profitti prevarranno sulla salute e perfino sulla vita delle persone, la Resistenza continua.
-fino a quando la ricerca e la cultura non saranno considerati fondamentali per lo sviluppo e il progresso di un popolo, la Resistenza continua.
-fino a quando l’Italia non avrà imparato a recuperare, in modo permanente, collettivo e strutturale, la sua memoria storica, la Resistenza continua.